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La solitudine della famiglia è un male inguaribile

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Alessandro Meluzzi*
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Il vangelo secondo Giovanni di questa sesta domenica di Pasqua (Gv 14,15-21) tratta un tema considerato importassimo dagli esegeti. Dice Gesù in quella preghiera sacerdotale nella notte che precede l'arresto e la Passione: “io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi ”. Promette dopo la propria dipartita l'invio del Paraclito, lo spirito consolatore che definisce più grande di sé e destinato a restare per sempre. Ma che cos'è questo spirito di Dio? Oltre a essere la terza persona della Trinità, è anche quella forza creatrice del divino che dalla Ruach che aleggiava dall'inizio dei tempi fino al tempo presente abita l'uomo e il cosmo. Le pagine della cronaca di questi giorni si sono concentrate su una lettera anonima arrivata agli investigatori che si occupano del caso Ceste, casalinga e madre di quattro figli, scomparsa da otto settimane. Lettera che ha fomentato l'opinione pubblica fino al limite del voyeurismo e che ha alimentato voci di ogni genere da quella di sette religiose all'annuncio di una storia di adulterio finita male. Certamente questa storia di cronaca nera e di crisi familiare non è completamente estranea al tema su cui riflettiamo. Il Paraclito, in latino "chiamato da", è una dimensione protettiva, di difesa di Dio verso l'uomo per un atto d'amore e protezione della propria creatura. Lo spirito Paraclito difende dal Maligno e dalle sue opere che vivono e si manifestano nella storia umana screziata dalla violenza, dalla brutalità, dalla solitudine e dall'abbandono. Una solitudine che evidentemente anche una donna semplice come la Ceste doveva aver sperimentato. Ma alla quale aveva tentato di dare risposta nel più sbagliato dei modi: aggrappandosi a chiunque conosciuto su Facebook e alle promesse di una piccola gentilezza barattata come amore. Questa solitudine è forse uno dei mali dai quali oggi lo Spirito di Dio fatica a proteggerci. Questa dimensione diventa tragica quando riempie le pagine della cronaca nera ma, come nel caso di Elena Ceste, quando si concretizza nella vita di persone che se ne vanno, scompaiono o si suicidano, facendo morire di disperazione i propri cari. Questo Paraclito è la dimensione della speranza che fa nuove tutte le cose. Se pensiamo di guardare alle sfide del presente con occhi del passato, il tentativo di fuggire o di rimanere paralizzati sarà incontenibile. Oppure si realizza ciò che tanto tiene banco in politica: rispondere alle domande disperate del popolo con utopie ancora più impraticabili, che si concludono solo con brutalità. Invochiamo allora anche noi lo Spirito Paraclito di guarigione, affinché non solo aiuti Elena Ceste e tante famiglie in crisi ma che ci aiuti anche a rinnovare un tempo della storia umana che sembra, anziché crescere, avvitarsi su se stesso in una aspirale come quella degli aerei prima di precipitare. * Con la collaborazione di Andrea Grippo