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Il dono di sé non è follia

Alessandro Meluzzi*
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Una notizia di quelle tra il curioso e lo scandalistico campeggia sui giornali. Una suora di Rieti ricoverata per coliche renali era in realtà gravida e ha scodellato un bambino di 3 kg e mezzo a cui è stato il nome di Francesco in onore del pontefice. Le ironie si sono sprecate, soprattutto per l'inconsapevolezza della suora che diceva che era impossibile.Si tratta di una ragazza di 32 anni del Salvador che può essere considerata il frutto di una di quelle "deportazioni" di ragazze dal terzo mondo nelle case religiose madri su cui lo stesso Francesco ha usato parole dure. Semplicemente la Chiesa, anche nel mondo dei consacrati, rivela la sua massima vitalità in territori in cui la non accoglienza della vita lascia aperto lo spazio a dimensioni dove la vocazione può germinare. Perché scandalizzarsi nel mondo laico? In fondo un grande uomo Prospero Lambertini, Benedetto XIV, disse un giorno di fronte alla stessa notizia "perché dovrei stupirmi? Lo sarei moltodi più se fosse stato gravido un monaco". In definitiva questa giovane donna da un punto di vista umano e religioso ha semplicemente cambiato vocazione. Non sarà una madre che fa della verginità donata una manifestazione straordinaria di maternità come Madre Teresa di Calcutta o tante altre buone madri di famiglie religiose, ma vivrà la maternità del bambino come un'offerta di vita. In un mondo in cui di bambini ne nascono sempre meno e in cui le identità di genere sembrano confondersi la testimonianza di questa piccola suora mi sembra tutto sommato una buona notizia. Una buona notizia che sembra ricordarci che in un mondo in cui i beni materiali vengono prima di una scommessa di un dono persino l'accidente di chi non ha resistito alla tentazione ha come frutto il più bello dei doni che la vita possa offrire: il sorriso di un bimbo. Il Vangelo di questa Domenica (Gv 1,29-34) in cui Giovanni annuncia la forza salvifica dell'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo sembra fatto su misura per ricordarci la forza della mitezza. In che senso Gesù è l'agnello di Dio? Nell'Esodo per gli Ebrei il sangue dell'agnello segna le porte, perché l'angelo della morte non uccida i primogeniti del popolo eletto. Quell'agnello rappresenta l'offerta espiatoria che il sacerdote offre per liberare dai peccati. L'agnello è contemporaneamente sacerdote e vittima e ci insegna che l'offerta di vita agli altri è il segno di riscatto e di liberazione che la storia umana può produrre di fronte a sé e a Dio. Gesù assume su di sé, facendosi piccolo in una dinamica kenotica che comporta abbandono e discesa, tutte le nostre fragilità, non solo le miserie quotidiane e i calcoli miserabili, non solo le benigne fragilità di una piccola suora, ma anche le grandi colpe dell'umanità che sembrano imperdonabili e fonte soltanto di violenza e morte. In un mondo come il nostro in cui il Maligno continua a disseminare dolore e morte i segni di pace dell'agnello si propongono come segno di speranza. Ci è d'esempio Papa Francesco, come sempre. Il viaggio di Francesco in terra santa ha avuto un interlocutore robusto e profetico come il patriarca di Gerusalemme. Una visita papale che è un atto devozionale o una memoria liturgica, ma anche un segno di riconciliazione tra due popoli figli di Abramo e Ismaele, che hanno nella radice comune del libro sacro una matrice che li rende troppo vicini per essere nemici per sempre. Il nostro mondo ha bisogno di semplicità e pace. Quella semplicità dell'agnello che il Vangelo ci propone, offrendoci una prospettiva in cui la forza della debolezza e la debolezza della forza si rispecchiano l'una nell'altra in una realtà planetaria troppo stretta per poter assomigliare sempre a un campo di battaglia perennemente attivato. Questa Domenica segni per tutti noi - il suo gregge di pecore nere e di caproni - attraverso il simbolo dell' agnello un orizzonte in cui il dono di sé non è follia ma forse l'unica saggezza per questo e per l'altro mondo. * fondatore di Agape Madre dell'Accoglienza e portavoce della comunità Incontro Con la collaborazione di Andrea Grippo *fondatore di Agape Madre dell'Accoglienza e portavoce della comunità Incontro Con la collaborazione di Andrea Gripp*fondatore di Agape Madre dell'Accoglienza e portavoce della comunità Incontro Con la collaborazione di Andrea Grippo*fondatore di Agape Madredell'Accoglienza e portavocedella comunità IncontroCon la collaborazione di AndreaGrippo