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Da quella grotta viene una speranza

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Alessandro Meluzzi*
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In una pagina memorabile de Il Piacere di D'Annunzio Andrea Sperelli in una Roma natalizia, immersa in atmosfere liberti e umbertine, celebrava una dimensione in cui l'anno moriva dolcemente. Non mi pare che quest'atmosfera possa essere applicata al nostro tempo presente e forse non è un gran male. Certo, abbiamo avuto tutti la sensazione che vecchi equilibri si siano spezzati per sempre. Inerzie, irresponsabilità, edonismi, persino ottimismi sono stai sostituiti da un'atmosfera greve. Non si sa se frutto dell'irrompere inaspettato di rigori calvinisti nella nostra pancia cattolica oppure, forse più ragionevolmente, il principio di realtà ha presentato il suo conto al principio del piacere. Senza flagellazioni per la vita di questo mondo quest'atmosfera natalizia, forse la più austera che il dopo guerra ricordi, presenta qualche ulteriore tema mediatico di riflessione e di paradosso italiani. L'Italia si divide. Ci sono i sostenitori disperati di un metodo terapeutico forse incerto, in verità come tutti, che il sistema Stamina propone ad ammalati contro la scienza ufficiale. Sembra paradossale che nel nome del rigore venga negata a pazienti che lo vogliono disperatamente la possibilità di accedere a un metodo terapeutico ancora sub iudice ma foriero di speranze, magari illusorie. Tribunali si pronunciano affinché i pazienti possano accedere a cure somministrate in sede ospedaliera. Mentre scienziate senatrici gridano come vestali violate contro un percorso che non passa attraverso le vie ordinarie accademiche e spesso sospettosamente blindate, attraverso le quali le cellule staminali avrebbero dovuto passare. Si annunciano guerre tra scienziati e magistrati, più o meno disponibili a concedersi al diktat dell'élite. Insomma, anche in questo caso l'Italia si divide laddove la contrapposizione è inutile e dannosa. Il vangelo di questa Domenica nel racconto di Matteo (Mt 1,18-24) ci ricorda come talvolta anche ciò che pare irragionevole, come una vergine rimasta incinta senza aver conosciuto uomo, può trovare ragioni e risposte laddove la mente umana non le può immediatamente ritrovare. Sarà l'angelo a fugare il timore di Giuseppe nel prendere con sé una sposa che aspetta un figlio, biologicamente non suo. Quel "sì" di Giuseppe è il secondo cui Gesù deve la vita nel mondo dell'incarnazione. Il "sì" di Maria è narrato nel Vangelo della scorsa Domenica. Quello di Giuseppe impedisce che Maria sia lapidata, come la legge mosaica imporrebbe.È in questo duplice "sì" che la coscienza umana non può non attingere quando la logica del calcolo mostra la corda. C'è un momento nel quale, come a Cana, la botte deve dare il vino che non ha. Bisogna buttare il cuore oltre l'ostacolo. Perché sia possibile, bisogna che la legge del cuore prevalga contro l'ideologia sterile del calcolo e che l'amore vada oltre al disperato tentativo di salvare il proprio orto, perciò vada oltre i propri interessi o quelli della propria lobby. Il grido dei forconi, che non sono altro che partite iva ridotte alla fame, ci ha ricordato che una mezza Italia produttiva sta morendo ma trascinerà con sé anche quell'Italia apparentemente più sicura, fatta da dipendenti statali e lavoratori di grandi aziende ampiamente foraggiate dallo Stato. Se questi due addendi della società non troveranno una ricomposizione libera e solidale, non c'è speranza né per il presente né per il futuro. Non è certo questo l'augurio di Natale che dobbiamo rivolgere. Anzi, da quella stella e da quella grotta viene una speranza che sembra giungere al di là di ogni umano calcolo. Come ci auguriamo accada a tutti a noi. * Fondatore di Agape Madre dell'Accoglienza e portavoce della Comunità Incontro Con la collaborazione di Andrea Grippo