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Ai poveri è annunciato il Vangelo

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Alessandro Meluzzi
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L'Europa sta attraversando un momento immensamente difficile. In Italia poi i problemi di un continente invecchiato e fragile si sommano a questioni antiche e nuove: antiche come la dilatazione della spesa pubblica che rende contradditori molti dei meccanismi dell' economia. Un paese gravato da un deficit pubblico e da una spesa pubblica inefficiente entra in contraddizione con un'epoca di globalizzazioni che devono avere un confronto in grado di misurarsi con la realtà. Purtroppo non è la condizione dell' Italia. I movimenti dei forconi, composti da ceti medi impoveriti dalla crisi, lo dimostrano. A causa di uno stato sociale gonfio non si poteva che giungere a una pagina di implacabile movimento che odora solo di rivoluzione. A pagare sono soprattutto i piccoli evasori avventurieri. Ma sono i ceti medi che devono sopportare il peso di un carico fiscale reso insostenibile dalla contrazione dei bilanci. Fino a ieri non si riusciva a trovare la quadratura di un bilancio impossibile e oggi la crisi pare immortale. Vale per tutti, imprenditori o commercianti che siano. La beneamata coesione sociale non è un'ideologia, è semmai il risultato di un difficile cammino in cui in questo momento non tutti nel panorama europeo possono aderirvi. Ci vorrebbe una palla di cristallo per sapere come andrà. Ma certamente senza una capacità delle coscienze, lette in modo nuovo, la catastrofe sarà certa. Qualcuno nel mondo dei credenti non ha esitato a dire che dovremmo essere più cristiani in economia. Effettivamente l'Incarnazione rappresenta una sfida attuale e per certi versi provvidenziale. Il vangelo di Matteo (Mt 11,2-11)di questa settimana ci dà una traccia in questa direzione. Ai discepoli di Giovanni che non sapevano chi fosse il Messia, Gesù annuncia ciò che concretamente la sua presenza produce nella storia: i ciechi vedono, gli storpi camminano e i malati vengono risanati. Ciò che nella logica del mondo non può trovare risposta la incontra nell'incontro con Dio che si fa carne, perché la carne si possa riscattare e redimere. Senza misurarsi con la concretezza della storia ogni profezia diventa una previsione sterile. Oggi più che mai la buona notizia evangelica potrebbe rappresentare per la crisi una proposta di senso. Questa dinamica sembra emergere in maniera persino provocatoria. È Gesù a dirlo: suo cugino, il Battista, è il più grande dei profeti ma il più piccolo del Regno dei Cieli è più grande di lui. Il più grande profeta è più piccolo degli uomini che già fanno parte dell'esercito dei salvati. Finché rimaniamo ancorati alla logica di questo mondo, le sfide ci sembreranno razionalmente insolubili. Ma se impariamo a guardare alla storia come un territorio in cui la profezia del divino si realizza tutto cambia. Persino Dio ha avuto bisogno di una storia in cui rivelarsi. E la storia è fatta da contraddizioni che la cronaca ci propone giornalmente fino alla nausea. Facile dire che di fronte alla povertà Cristo è l'unica risposta. Provate a dirlo a un disoccupato o a un malato terminale. La logica del mondo sembra sommergere la dimensione trascendente di Dio. Ma il tempo dell' avvento serve a questo: scoprire che Dio senza storia non può rivelarsi ma la storia senza Dio non ha un esito o un senso. Questo non significa che dobbiamo rinunciare ad agire attivamente contro le contraddizioni. Se la nostra azione sociale non si lascia illuminare da Lui, arriveremo a un fallimento. L'irrompere di Dio ci viene svelato dal Natale. Scopriamo che le nostre grida nella storia avranno un senso soltanto se saranno ascoltate non da un re o dai padroni ma da Lui, unico e principale orizzonte delle nostre fatiche e battaglie.