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Diciamo sì alla vita

Alessandro Meluzzi*
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  Questa domenica è contemporaneamente la seconda Domenica d'Avvento e la festività dell'Immacolata.  La liturgia ha voluto giustamente compendiare due momenti entrambi forti e strettamente integrati in ciò che attiene alla storia della Salvezza dell'uomo e del mondo.  Un mondo che in ogni dove ci pare afflitto da lacerazioni e conflitti e soprattutto da una sorta di permanente crisi di identità e di fiducia.   Mai come oggi la sofferenza dell'attesa rispetto alla vita e alla cose appare segnata dall'ipocondria e dal malessere.  Una sostanziale carenza di chiarezza e di fiducia insieme che sembra far prevalere in ogni anfratto della società e della coscienza dei singoli un senso di passività e di sconfitta.  Persino la morte di un vecchio eroe come Nelson Mandela, paladino della libertà e dell'antiapartheid, appare un'occasione di confrontare un presente fangoso e avvolto in un miasma paludoso con una storia passata in cui passioni forti, anche dure, per lo meno che valevano sul senso di inerzia.   Dice bene Giuseppe De Vita al quarantasettesimo rapporto Censis sulla società che non si può guidare il riscatto con permanenti proclami di rigore e con minacce epocali, mentre qualcosa di più profondo sta avvenendo sotto la pelle della società italiana e forse planetaria.  La retoricamente coesione sociale pare sostituita sempre di più da una connettività orizzontale. Una dimensione, insomma, in cui più che corpi intermedi tradizionali, come esausti partiti e sindacati, prevalgono reti spontanee e network interconnessi tra loro in una scala non solo nazionale.  Una dimensione che mette a confronto e unifica pluralità e punti di vista di una società inevitabilmente vitale. Un dato del rapporto Censis fa emergere in un momento di decrescita dell'attività produttiva un incremento di novemila imprese a conduzione femminile. Il mondo femminile, come sempre vitale nei momenti di crisi, lascia sperare che un cambiamento profondo si stia compiendo nella società.  Non nella direzione di ottimismi retorici ma di una più sostanziale capacità di aderire alla vita e alle sue contraddizioni, come avviene nell'animo femminile.   Quell'animo e quella sensibilità femminili vengono cantati nel Vangelo di questa domenica (Lc 1,26-38) nel "sì" di Colei senza la quale la Redenzione del mondo e della storia non sarebbe stato possibile.  Quel "sì" alla parola definitiva di Dio che si fa carne è sicuramente in lei il "sì" di tutta l'umanità ma è un "sì" pronunciato con una speranza e una fiducia nella vita che fa andare al di là degli angusti confini della razionalità umana.   "Come può accadere che io concepisca la vita se io non conosco fisicamente un uomo?" chiede Maria, eppure sa dire di "sì", pur senza comprendere fino in fondo un mistero generosamente donato da Dio e generosamente accettato dall'uomo, anzi da donna.  Voglio dire, insomma, che Colei che chiamiamo Immacolata Concezione è tale proprio perché nel cuore di Dio la sua liberazione dal peccato originale in un progetto originale che risale fin dall'inizio del tempi era l'occasione perché il suo libero consenso, liberamente chiesto e liberamente dato, non fosse ammalato dal peccato che ci rende tutti più tristi.   Un peccato che ci fa dire spesso no alla vita, no all'amore, no al dono, no alla gioia. E ti fa essere piuttosto, diversamente da Maria Immacolata, chiusi e arrabbiati, malmostosamente depressi, capaci di essere più tristi che aperti al nuovo e al futuro, anche se non siamo in grado di programmarlo e controllarlo fino in fondo.   Maria, aperta alla vita e alla relazione con lo Spirito, diventa la più bella insegna di speranza anche per un presente che sempre più sceglie cattivi maestri e strade senza uscita.   È proprio nella sua immensa capacità materna di interpretare anche il nostro disagio attuale che risiede il senso della sua presenza come Regina e Maestra di vita e di pace. Maria, madre di Dio e madre nostra, è un mistero così grande che non può lasciarci sfiduciati e pessimisti, come purtroppo ogni giorno tendiamo ad essere.    *Fondatore di Agape Madre dell'Accoglienza e portavoce della Comunità Incontro    Con la collaborazione di Andrea Grippo