Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Il sentimento tragico della vita

Alessandro Meluzzi*
  • a
  • a
  • a

L'anno liturgico entra con oggi nel tempo dell'Avvento, quella fase in cui proprio all'inizio dell'anno -nelle settimane che precedono il Natale- la Chiesa celebra la dimensione dell'attesa escatologia, cioè della fine dei tempi ma anche della finalità del tempo umano. Quel tempo che trova un suo senso soltanto se letto alla luce della Redenzione e della Salvezza. La pastorale di Papa Francesco con la sua profetica capacità di richiamare alla centralità della carità e del servizio ha rappresentato un potentissimo elemento di rivitalizzazione della comunità dei Credenti in Cristo. Il papa ci ha ricordato che l'uomo, illuminato da Cristo, non può mai vivere senza l'altro e che l'obbligo del prendersi cura rappresenta una dimensione ineliminabile e centrale nella vita e nelle prospettive del credente. Guai a noi se ci riducessimo a pensare che la vita umana è tale soltanto se rimane ancorata alle speranze, alle miserie, alle tensioni e ai sollievi di questa vita. Nel Vangelo di questa domenica nella versione di Matteo (Mt 24,37-44) viene richiamata quella prospettiva di profonda rottura della storia senza la quale neppure il bene umano e le sue opere avrebbero senso. Ci dice Matteo che “Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell'uomo”. Come se quel tempo, giusto o ingiusto che fosse, avesse dovuto durare per sempre. Questo diluvio che nella prospettiva della vita individuale coincide con la morte personale spezza non soltanto ogni ingiustizia che divide gli uomini in ricchi e poveri, belli e brutti, sani o ammalati, ma spezza persino una dimensione che generosamente aspira per un principio di giustizia e carità a ricongiungere il destino di tutti. Infatti, misteriosamente e tragicamente la pagina del Vangelo ci dice che “Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l'altra lasciata”.In questa prospettiva che spezza ogni ragionevolezza della storia umana, anche nelle sue migliori intenzioni, non dobbiamo mai sospendere la dimensione del mistero e dell'attesa. La morte è la fine, è come il ladro: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo“. Ma la nostra fragile casa della storia, giusta o ingiusta, buona o cattiva, disperata o ragionevole, è destinata ad essere spezzata dall'irrompere del mistero del divino nella storia umana. Se lo dimentichiamo, come hanno fatto i tanti umanesimi della storia, il Cristianesimo cessa di essere partecipazione per Grazia alla vita della Trinità ed esaurisce la sua funzione escatologica verso i misteri ultimi della vita, riducendosi ad una delle tante utopie riformiste o prospettive progressive verso l'umano. Ma è proprio questa contemplazione della fine che costringe tutti e anche la Chiesa a confrontarsi con il mistero di Dio. La storia dell'Antico Testamento, come nel racconto dell'arca, ci mette di fronte ad una prospettiva con cui leggere la storia umana e le sue inevitabili contraddizioni. Se noi sappiamo ascoltare questa parola, anche ciò che sembra non avere senso ritrova il sentimento tragico della vita, che come diceva De Unamuno è in fondo l'unico vero orizzonte di senso. In buona sostanza, un uomo che non abbia qualcosa per cui morire non ha neppure una buona ragione per vivere. Il Cristianesimo non è una consolante rivoluzione per anime belle, ma anche una luce che squarcia la notte di tutti, buoni o cattivi che credano di essere.  *fondatore di Agape Madre dell'Accoglienza e portavoce della comunità Incontro Con la collaborazione di Andrea Grippo