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Spes ultima dea

Fernanda Fraioli
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Nel linguaggio quotidiano, la speranza è l'ultima a morire. Nel motto latino è riferito ad una divinità perché nel mito greco del Vaso di Pandora è quella tra gli dei che rimane a consolare gli uomini quando tutti gli altri se ne sono andati. Ma anche nell'antica Roma, sia repubblicana che imperiale, ne ritroviamo il culto ove, oltre a dedicarle un tempio e una festa, veniva raffigurata sulle monete come una giovane donna che incede, sollevando l'orlo dell'abito con un bocciolo di fiore nella mano destra, fino ad assumere un valore religioso. L'idea, di un imperatore romano, intendeva significarne l'azione benefica esercitata anche nell'aldilà. Per arrivare, con gli imperatori cristiani a perdere i suoi aspetti mondani e assurgere tra le virtù teologali, quale valore religioso ultraterreno, arrivato, così, fino a noi. Lo ritroviamo anche nei nostrani Sepolcri nei quali, però, il Foscolo si premura di ricordare come li fugga. A Rigopiano, invece, questo lembo di terra finora sconosciuto ai più, i soccorritori si sono votati al suo culto quando intorno era tutto desolazione e tristezza e molti davano, per scontata, la sua dipartita. Ed, invece, questi angeli, come ferventi credenti, non si sono fatti contagiare ed hanno continuato ad operare nel silenzio, lontano dalle polemiche dei riscaldati salotti televisivi che si sono registrate copiose. Quando si lotta per salvare vite umane non si avverte il freddo tagliente ed i metri di neve che cadono sulle proprie teste, figurarsi i rimbrotti di politici e figuranti vari che si azzuffano a favore di telecamera. L'imperativo non era rispondere alle polemiche. Invece negli ovattati, caldi e comodi studi televisivi si sono registrate diatribe a gogò nel vano tentativo di affossare la nuova compagine della Protezione Civile da parte dei sostenitori di quella vecchia o di screditare le Amministrazioni, centrali o locali, attive e di controllo, amministrative o giudiziarie che fossero. I soccorritori, invece - molti dei quali è bene ricordarlo, sono volontari - bramavano soltanto poter rispondere a quelle deliziose e bizzarre domande che, fortunatamente, gli sono state rivolte e, proprio grazie alle loro bravura, ostinazione e abnegazione. “Dove sono i miei biscotti al cioccolato? Adesso ci portate a sciare?” quelle rivoltegli, in un esercizio di resilienza che solo i bambini sanno fare. Era questo che volevano sentirsi dire. E, francamente, anche noi. Invece, no, siamo stati letteralmente torturati da opinionisti della più varia natura che non avendo nulla da dire, hanno detto molto, sbagliato, inopportuno, sovrabbondante. Sarebbe bastato tributare un attimo di venerazione a questa dea contemplata dal rito pagano, ma anche cristiano, nel quale viene declinata accanto a fede e carità che, nelle sue forme più estreme raggiunge il sacrificio di sé, realizzando il comandamento dell'amore lasciato da Cristo ai suoi discepoli. Tradotto in termini più semplici, laici e universalmente comprensibili, è quel bel tacere - secondo la tradizione attribuito a Iacopo Badoer - che non fu mai scritto. Esattamente come fatto dal serpente utilizzato dai soccorritori che, per quanto hi-tech, è, pur sempre, l'emblema del silenzio perché è così che bisogna stare per capire se da sotto arrivano segnali. Si usa una tromba da stadio: un solo suono significa “tutti zitti”, due che si può riprendere a scavare. Ecco, anziché sopraffarsi con strepiti, teorie personalizzate, accuse gratuite, avremmo gradito sentire un suono di tromba, uno solo, provenire dal nostro tubo catodico.