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Shakespeare non avrebbe saputo fare di meglio

Fernanda Fraioli
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La Brexit di questi giorni, assomiglia molto ad un'opera shakespeariana. Ma sfogliando il dizionario per trovarne la definizione, ci si imbatte in un altro termine, forse maggiormente calzante. E, così, tra "rappresentazione drammatica segnata da fatti luttuosi e violenti, gravi sventure e sofferenze", com'è definita la tragedia e "situazione paradossale e angosciante, che ineluttabilmente involge nella sua assurdità, suscitando senso di impotenza e impossibilità di qualunque reazione sul piano pratico e psicologico" com'è definito il contesto kafkiano, non sappiamo scegliere per definire quanto si è venuto a creare in questi giorni in Inghilterra. Il riferimento è a quel che, nell'immediato, maggiormente sorprende: che abbiano deciso, oggi, cosa e come dovranno vivere, domani, quelli che ci saranno quando loro non ci saranno più! Insomma, i più anziani hanno deciso il futuro dei giovani i quali, invece, avrebbero quasi tutti voluto restare nell'Unione. A rileggerli mille volte ancora, i dati sono inequivocabili. Sul totale dei votanti, il 75 % dei giovani fra i 18 e i 24 anni si è dichiarato contro la Brexit, insieme al 54 % di quelli compresi tra i 25 e i 49 anni. Come inequivocabili sono state le osservazioni e le motivazioni espresse nelle interviste da cui è emerso quale discrimine il livello educativo e di istruzione. I laureati avrebbero votato contro la Brexit per un buon 71%. Rapporto che si inverte se il riferimento è a coloro che posseggono titoli di studio inferiori. Non solo. Anche la collocazione geografica ha avuto il suo ruolo. A fronte di Galles e Inghilterra che hanno votato a favore dell'uscita, Scozia e Irlanda del Nord, con il 62 e il 55,8 % di voti contrari, hanno cercato di resistere ed ora, non persuasi, chiedono energicamente un altro referendum, tutto per loro, per uscire dal Regno Unito. Leave, allora! Anche se, a livello individuale si tenta ancora il Remain, con la Scozia che minaccia secessione; con chi in poche ore ha raccolto tre milioni di firme ricordando il valore consultivo e non vincolante della consultazione popolare che non obbliga il Paese ad uscire dall'Unione se solo il Parlamento decide di non prendere atto del voto popolare, piuttosto con chi protesta all'insegna del #Not in ny name. E c'è anche chi anche dall'Italia si associa come la scultrice gallese Joanna Mallin-Davies che vive da tempo nel c.d. Chiantishire, la zona fra Firenze e Siena storicamente amata dai cittadini britannici, che ha dichiarato di pensare "per la prima volta" di prendere la cittadinanza italiana. Il Regno Unito è stato, fin dal nascere dell'Unione, tiepidino e sciovinista, non firmando il Trattato del 1957 ed entrandovi ufficialmente solo 16 anni dopo, pure allora con referendum, e mantenendo la propria moneta anche dopo Maastricht. Eravamo pronti a parlare di un moderno Regno, piuttosto, Disunito ma poi ci siamo ricordati di Shakespeare. Una caratteristica fondamentale della sua tragedia è l'importanza dei legami familiari dove, però, queste relazioni spesso presentano lineamenti contrastanti, che rimandano al conflitto generazionale. Shakespeare, che traeva ispirazione dalle tragedie di Seneca, con eroi contrassegnati da tutte le debolezze dell'uomo comune, anche se al contempo dotati di grande sensibilità, se ne distingue, perché la loro tragica fine è determinata proprio dalle debolezze intrinseche alla loro natura, e non al destino, sovente malvagio. Ma allora quisque faber fortunae suae, in una sorta di ineluttabile commistione tra finzione e realtà tutta in casa d'oltremanica?