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Un prof per il mio giardino?

Fernanda Fraioli
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C'era una volta la scuola come l'abbiamo conosciuta noi e come l'hanno fatta i nostri genitori con l'unica differenza che loro erano ante '68 e noi post. Questo comportava che loro sapevano Dante e Boccaccio a memoria e noi no. Loro facevano i conti a mente e noi con la calcolatrice. Loro andavano a scuola tutti i giorni, noi a giorni alterni facendo lo slalom tra un'autogestione ed un'assemblea di classe o di istituto. Differente il modo di studiare, ma la Divina Commedia insegnata sempre da "quello" di Italiano; il De Bello Gallico e l'Alcesti, sempre da "quello" di Latino e Greco e i logaritmi da "quella" di matematica, dove "quello" nel gergo adolescenziale stava per "professore". Simpatico o antipatico, preparato o meno, rigido o amicone che fosse, era pur sempre un professore facilmente individuabile sulla base dell'insegnamento che corrispondeva perfettamente agli studi che aveva fatto ed alla disciplina di concorso alla quale aveva partecipato. I nostri figli, invece, avranno al liceo docenti di italiano e latino laureati in beni culturali e alle medie nutrizionisti come docenti di matematica e scienze. Ma potrebbero rischiare anche un architetto del paesaggio come professore di matematica e fisica. No, non siamo alticci. Abbiamo soltanto letto la riforma delle classi di concorso, base della riforma della Buona Scuola che si prefigge come obiettivo principale di potenziare le competenze di italiano, matematica e scienze degli studenti, contraendole da 168 a 116, solo che, anziché potenziare la preparazione settorializzandola per cercare di dare il meglio ai nostri ragazzi, hanno generato l'effetto opposto. Quel "tutti sanno tutto di tutto" che, per dirla con il Consiglio di Stato, paventa "il pericolo di una dequotazione della qualità del nostro sistema di formazione superiore". Ad osservarlo, prima di noi, molto più autorevolmente è stato il Centro Universitario Nazionale, organo consultivo e propositivo del Ministro che esprime pareri, formula proposte, adotta raccomandazioni, svolge attività di studio e analisi su ogni materia di interesse per il sistema universitario, indicando, in modo minuzioso, tutti i titoli di laurea che garantiscono le conoscenze necessarie per insegnare una determinata materia e quelli che invece vanno tolti. Ebbene, il Ministero l'ha completamente ignorato. Non sappiamo perché, ma sappiamo che la laurea in Scienze per la conservazione dei beni culturali come titolo di accesso per l'insegnamento di italiano e latino nei licei è, inequivocabilmente, una laurea scientifica, con esami di chimica, fisica, geologia. E così i laureati delle varie discipline dal 2019, devono correre ad accaparrarsi un mare di crediti aggiuntivi, ovvero di esami universitari in più, dando la stura ad una competizione che ha dell'incredibile. Purtuttavia, la laurea magistrale che formi docenti idonei ad insegnare sia matematica che scienze alle scuole medie inferiori, pur esistendo, non ha mai visto la luce, non essendo stata nel tempo attivata e così, qui la matematica viene insegnata dai laureati in biologia, mentre i laureati in matematica migrano verso i licei ritenendolo maggiormente gratificante. Poteva essere una buona occasione per la sua attivazione oppure per un suo riattamento. Ed, invece, nulla di fatto. Con tutta questa innovativa rivoluzione non sarà, forse, che per risistemare il giardino dobbiamo chiamare il professore di matematica che ha una certa familiarità con le radici, sia pure quadrate?