Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Un cantante, un'ideologia, un brutto voto

Fernanda Fraioli
  • a
  • a
  • a

Tutti coloro che negli anni '70/80 erano adolescenti o poco più hanno ascoltato, sognato e strimpellato la chitarra sotto le stelle, l'estate al mare e l'inverno in approssimate cantine/discoteche, la musica di Lucio Battisti. Sapevamo tutti della diceria che era fascista. Una ciarla, eppure se ne cercavano (e si trovavano anche) prove - che passavano per inconfutabili senza che nessuno se ne desse pena più di tanto - come "i boschi di braccia tese" de La collina dei Ciliegi o "il Mare Nero" de La canzone del sole. Ciò, però, non impediva a nessuno, neppure a quelli di sinistra, di rinunciare alla sua musica. Ma sapevamo pure che all'epoca, anche se eri al ginnasio (e, quindi, una pulce), non avevi scelta: o eri di sinistra - i pelosi, si usava definirli allora per l'aspetto non proprio elegante che avevano - o fascista - che si riconoscevano dalla vespa bianca 125 cc. e dall'abbigliamento decisamente differente. Non c'erano alternative. Il centro rappresentato dalla Democrazia Cristiana era affare degli adulti, di quelli che nel decennio precedente erano chiamati "matusa". Purtuttavia, Lucio Battisti piaceva a tutti e tutti lo ascoltavano. Immaginiamo anche il professore di musica di una scuola media della Valbisagno che pochi giorni fa, ad un'alunna di 13 anni che gli ha posto, a distanza di quarant'anni, ancora lo stesso interrogativo, di tutta risposta, le ha dato quattro mettendole anche una nota. Nota di demerito sul registro di classe che suona così: "Superficiale. Interviene fuori luogo, in modo ineducato e provocatorio. Accosta il fascismo ai cantautori degli anni 60/70. Ride". Avendo Vittorio, questo il nome del professore, l'età di 55 anni, siamo pienamente persuasi che era uno di quelli che all'epoca, ascoltava, suonava, sognava con la musica di Lucio Battisti, senza porsi quel problema che ora ritiene indice di poca intelligenza di una ragazzina adolescente del post 2000. Se vero è, come ha dichiarato il padre dell'alunna, di cui non abbiamo motivo di dubitare, che sua figlia ha tutti 9 e 10 come votazione scolastica, c'è da ritenere che non sia una sciocchina intenta a dire scempiaggini, ma una ragazzina abbastanza profonda per la sua età che ha voluto porre una questione, dare un'opinione, magari sapere il pensiero di un contemporaneo, per sua fortuna ancora in vita, su una notizia che ha appreso, chissà dai genitori presumibilmente anche loro, più o meno, coetanei. Ed invece, no. Invece di approfittare di un input intelligente per aprire un dibattito su temi un poco più elevati rispetto a quelli che si prediligono a quest'età - dai primi trucchi per le femmine, alla partita per i maschi - ed aiutare, così, quel gruppo di adolescenti non soltanto ad affrontare un argomento di storia, di costume o, semplicemente, insegnando loro l'analisi di fenomeni di cultura legati alle varie epoche, l'ha zittita. È pur vero che era l'ora di musica e non di storia, è pur vero che non sappiamo come si è rivolta a lui la ragazzina, né come lui abbia risposto, ma altrettanto vero è che un adulto, tanto più se insegnante, deve essere in grado di virare il timone della discussione per condurla in modo da adempiere compiutamente alla funzione che gli è propria. Ora che le famiglie non possono più avvalersi di un aio, come avveniva nell'antichità, per l'esistenza di un sistema educativo diffuso, fondato sull'interazione soprattutto di scuola e famiglia, l'istruzione dei ragazzi dovrebbe passare anche attraverso l'insegnamento della capacità di analisi. Ma si sa, intelligenti pauca!