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Il traditore, la storia vera di Tommaso Buscetta: i due figli uccisi e la morte per cancro

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Dalla storia vera di Tommaso Buscetta  - il più importante pentito di mafia - è nato un film: si intitola Il traditore e va in onda questa sera - mercoledì 25 maggio - in prima serata su Rai 1. Ad interpretarlo è Pierfrancesco Favino. Il film, diretto da Marco Bellocchio, descrive l'Italia degli anni Ottanta, la guerra contro la mafia e la collaborazione stipulata tra Buscetta e la giustizia italiana. Ma chi è Tommaso Buscetta? Classe 1928, originario di Palermo, è stato uno dei primissimi pentiti di mafia. Dopo che è stato arrestato, Giovanni Falcone gli ha proposto di collaborare con le forze dell’ordine e con la magistratura per mettere fine al clima di terrore imposto dalla mafia. Grazie alle testimonianze di Tommaso Buscetta, la magistratura è stata in grado di effettuare per la prima volta una ricostruzione dettagliata dell’organizzazione criminale e della sua struttura. Conosciuto come il boss dei due mondi, Buscetta ha gestito una rete criminale che non riguardava soltanto l’Italia, ma anche il Sud America.

 

 

Ultimo di 17 figli, Tommaso ha iniziato con piccoli furti per poi diventare un maestro della falsificazione. Soprannominato Don Masino, ha trascorso una vita malavitosa anche all’estero. È stato arrestato in Brasile, mentre in Sicilia era partito lo scontro tra clan malavitosi. Riportato in Italia, Giovanni Falcone gli ha chiesto di collaborare con la giustizia. In un primo momento ha rifiutato e ha persino tentato il suicidio. Ma, dopo un’attenta riflessione, ha scelto di accettare la proposta del magistrato spiegando di non rivedersi più negli schemi di Cosa Nostra. Dopo aver fatto parlare di sé per una crociera nel Mediterraneo, manifestò, in un libro-intervista di Saverio Lodato - pubblicato da Mondadori nel 1999 - il suo disappunto per la mancata distruzione di Cosa nostra da parte dello Stato italiano. Ammalatosi di cancro, morì il 2 aprile 2000, all'età di 71 anni, a North Miami, in Florida, negli Stati Uniti, dove aveva vissuto la maggior parte della sua vita con la sua terza moglie e famiglia e con nomi falsi.

 

 

Buscetta ebbe tre mogli e nove figli. Ad un certo punto fu sospeso da Cosa nostra per aver lasciato la sua prima moglie, in quanto nelle regole mafiose dell'epoca l'adulterio era considerato un grave reato. Durante una deposizione a un processo nel 1993 il pentito Salvatore Cancemi rivelò a Buscetta di aver strangolato a morte, insieme a Giuseppe Calò, due dei suoi figli, Antonio e Benedetto (anche se Benedetto fu strangolato da Calò in quanto somigliava di più al padre): don Masino perdonò i due, entrambi suoi storici amici, dicendo che sapeva che non avrebbero potuto disobbedire all'ordine dato da Riina, il quale aveva imposto di eliminare i Badalamenti, i Buscetta, gli Inzerillo, i Contorno e i Bontade fino al 20º grado di parentela.