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La guerra dell'informazione, la necessità di una nuova cultura digitale

Pietro De Leo
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In queste settimane, l’invasione russa in Ucraina ha rafforzato le consapevolezze sull’importanza dell’impatto del web nella vita quotidiana. C’è infatti un’altra guerra che si sta combattendo, quella delle informazioni, sia sul piano censorio (la Russia nei confronti delle testate occidentali), sia sul piano della prevenzione dei cyber attacchi. Tutto questo, implica la necessità di una nuova cultura digitale, che faccia parte anche del contesto educativo dei ragazzi.

 

 

L’aspetto di un approccio critico a internet è stato sottolineato anche dal ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, che ha auspicato anche “un’azione di responsabilizzazione di persone che sono sostanzialmente impunite rispetto a quello che caricano in rete”. L’altra dimensione del fenomeno, invece, riguarda i cyber attacchi. La recente relazione dell’intelligence al Parlamento, relativa al 2021, ha messo in evidenza come gli episodi di origine “statuale”, cioè condotti da parte di soggetti riferibili in modo più o meno diretto ad entità istituzionali stranieri, sia aumentata.

 

 

Una recente tavola rotonda promossa dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, cui hanno partecipato attori istituzionali e tecnici ha fatto emergere altre evidenze da non sottovalutare. Cesare D’Angelo, general Manager di Kaspersky, ha evidenziato che, in virtù del fatto che con la pandemia è aumentato il tasso di lavoro da remoto, “estremamente importante migliorare l’alfabetizzazione digitale e aumentare la consapevolezza in materia di sicurezza informatica”.  Un percorso ineludibile, su cui l’Italia purtroppo è già indietro.