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Confindustria, caro energia colpisce la produzione: a gennaio -1,3%

Christian Campigli
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Un problema sottovalutato. Dalla politica, troppo impegnata nelle estenuanti, interminabili e barocche sedute per eleggere il Presidente della Repubblica. Dal Governo dei Migliori, mai così in bilico come nell'ultima settimana, tra un ministro che non firma i provvedimenti e un altro, che minaccia di dimettersi. Il caro energia rischia non solo di condizionare il quotidiano delle famiglie italiane, ma anche di affossare i timidi tentativi di ripresa della nostra economia nazionale. La produzione industriale è stimata in forte caduta a gennaio, -1,3%, dopo -0,7% a dicembre. La contrazione è dovuta al caro-energia (elettricità +450% a dicembre 2021 su gennaio 2021), che comprime i margini delle imprese e, in diversi casi, sta rendendo non più conveniente produrre. Tale dinamica mette a serio rischio il percorso di risalita del Pil, avviato lo scorso anno.

 

 

Numeri che fanno tremare i polsi, quelli resi noti questa mattina dal Centro Studi di Confindustria. Se non vi saranno degli interventi politici significativi, con queste stime nel quarto trimestre del 2021 si registrerà un aumento di appena +0,5% sul terzo, con una variazione acquisita nel primo trimestre 2022 di -1,1%. Gli ordini in volume aumentano in gennaio dello 0,3%, in rallentamento rispetto all’incremento di dicembre sul mese precedente (+0,5%).  All'enorme questione relativa al caro bollette si sommano il crollo della fiducia e delle attese produttive delle imprese manifatturiere. L’insufficienza di materiali e la scarsità di manodopera hanno toccato i valori massimi degli ultimi dieci anni. Non va sottovalutata l'impennata, senza precedenti, dei costi di esportazione e dei tempi di consegna. La dinamica della produzione industriale riflette le tensioni parzialmente emerse anche per i nostri partner (produzione tedesca scesa a novembre di -0,1%, quella francese -0,2% a dicembre). L’Eurozone Recovery Tracker segnala, per la componente produttiva, una diminuzione pari a 2,8% nelle prime due settimane di gennaio rispetto alle due precedenti. Un grido di allarme, quello degli industriali, che non può cadere nel vuoto.

 

 

Perché, in qualunque modo si voglia leggere ed analizzare la pandemia e le consegue finanziarie di questo periodo, è evidente che il nostro Paese si trovi di fronte ad un momento storico di grande importanza. Che può rilanciare la nostra economia, la nostra industria, ridare nuova linfa all'export o affossarlo per molti decenni. Il Governo dei Migliori ha messo in campo iniziative importanti, per aumentare la produttività e i consumi. Cercando di far crescere il potere di acquisto degli Italiani. Ora non può far orecchie da mercanti di fronte a questa gigantesca emergenza energetica. Che ha un nesso chiarissimo con l'inflazione da un lato, con la ripresa dall'altro. Servono risposte concrete e immediate. Perché il tempo dei litigi, delle polemiche da salotto e dei distinguo barocchi è ampiamente terminato.