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Cina, il dilemma sul numero dei morti di Covid: quelli ufficiali sono quasi 5mila, uno studio dice che sarebbero 1,7 milioni

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Non c’è solo il nodo irrisolto d’inizio pandemia, con le omissioni e i mancati allarmi sull’origine del virus da parte del regime cinese. Non c’è solo il punto interrogativo sulla genesi della pandemia, sull’ipotesi laboratorio che Pechino ha sempre respinto con sdegno ma senza mai aprire alla trasparenza di controlli da parte della comunità internazionale. Ora c’è il dilemma è anche sul numero dei morti, quantificato a fine 2021 a 4.636.

 

 

Un dato al limite del fantasioso, considerando il peso demografico della Cina, quasi un miliardo di persone. Per fare un esempio, l’Italia con poco meno di sessanta milioni di abitanti, ha avuto circa 141 mila decessi da inizio pandemia. Il tabloid inglese The Sun ha rilanciato un modello matematico, elaborato dall’Economist, in base al quale i decessi in Covid in Cina sarebbero 1,7 milioni, notando come questo numero così alto si sarebbe verificato nonostante le restrizioni rigide del regime (nei periodi di lockdown, per dire, è vietato persino uscire per fare la spesa). Che peraltro si applicano anche alle quarantene, per le quali sono stati allestiti in tutto il Paese dei campi appositi dove le persone vengono isolate in appositi moduli.

 

 

Secondo George Calhoum, direttore del programma di finanza quantitativa allo Stevens Institute of Technology, sarebbe “clinicamente e statisticamente impossibile” che la Cina abbia un numero così basso di morti da Covid, ancor più considerando che per circa un anno non c’è stato vaccino. Ovviamente, la ragione di tutto questo sembrerebbe essere ideologico-politica. Attraverso l’occultamento dei numeri, infatti, il regime avrebbe inteso mantenere la propria integrità, finalità tanto urgente se si considera l’enorme portata propagandistica del centenario della fondazione del partito comunista cinese, caduto nello scorso luglio.