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Insegna per 21 anni grazie a una laurea falsa, denunciata dalla Finanza: sequestrati beni per 350.000 euro

Christian Campigli
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Si sentiva ormai sicura. Niente e nessuno le avrebbe potuto togliere quel lavoro tanto amato. E la conseguente sicurezza economica, indispensabile per condurre un'esistenza serena e spensierata. Peccato che alla base di quello storytelling vi fosse un'enorme bugia. Anzi, una vera e propria truffa. Ha insegnato per ventuno anni con una laurea falsa, in un piccolo paese in provincia di Varese, dove i finanzieri del comando provinciale hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dall’autorità giudiziaria. Gli uomini in divisa hanno bloccato una somma, tra denaro liquido e possedimenti, equivalente a trecentocinquanta mila euro. Ovvero i soldi ottenuti grazie agli stipendi, alle varie indennità di disoccupazione e al trattamento di fine rapporto.

 

 

La donna ha esercitato la propria attività lavorativa presentando un falso certificato, attestante il conseguimento del diploma di laurea, requisito obbligatorio per la docenza sia di ruolo che di supplenza, in scuola secondaria di primo grado. L’esecuzione della misura cautelare ha portato al sequestro di risorse finanziarie pari a centosessantasei mila euro, presenti sui depositi e sui conti correnti bancari dell’indagata, nonché di otto terreni, due box, due depositi e un appartamento di nove vani, una automobile e uno scooter. Il provvedimento giudiziario è giunto a conclusione delle indagini condotte dalla guardia di finanza di Varese. La finta maestra è stata denunciata per truffa e uso di atto falso. La cinquantenne era stata inserita nelle Graduatorie Provinciali di supplenza degli istituti scolastici della provincia di Varese, a partire dall’anno 2000. Ha effettuato, in via continuativa, sostituzioni di durata annuale in numerose scuole della zona. I militari, oltre ad aver ricostruito l'entità totale del patrimonio accumulato nel corso degli anni, hanno scoperto che l'insegnante non si era nemmeno mai iscritta all'università.

 

 

Nonostante questo “dettaglio”, la donna millantava un curriculum di altissimo profilo e una carriera accademica straordinaria, che, almeno nella sua mente, l'aveva portata a conseguire il massimo dei voti, 110 cum laude. Una storia che ricorda, almeno in parte, la trama di un capolavoro della cinematografia francese, “L'avversario”. Nella pellicola diretta da Nicole Garcia e magnificamente interpretata da Daniel Auteuil, Jean-Claude Romand (il protagonista) uccide sua moglie, i figli e i suoi genitori e tenta il suicidio. I familiari hanno scoperto che non è mai stato un medico, come aveva fatto loro credere per diciotto anni. L'inchiesta svelerà che non esercitava alcun professione, trascorreva le giornate in auto, a dei congressi o girovagando per negozi. La finta insegnante di Varese, al contrario, ha avuto rapporti quotidiani con migliaia di ragazzi. Una vicenda che evidenzia la scarsa onestà della cinquantenne, ma anche le colossali lacune nei controlli che, il Ministero e il Provveditorato avrebbero dovuto svolgere. Una donna che per due decenni ha insegnato, abusivamente. E ha avuto rapporti quotidiani con migliaia di giovani. Incidendo in modo profondo nella loro formazione. Senza averne titoli e competenze.