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Covid e rischio fake news, quattro milioni e mezzo di italiani si informano solo sui social

Pietro De Leo
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Affidabilità dei virologi, selezione delle fonti, dilagare delle fake news. Alcune indagini condotte sugli utenti dei media traccia un quadro approfondito su come gli italiani, e gli europei, si approvvigionano alle notizie negli anni del Covid. Una ricerca di Eurobarometro ha fissato al 61% la quota di cittadini dell’Unione che attribuisce credito ai virologi, ai medici e al personale sanitario.

 

 

Questa percentuale si dimezza quasi, scendendo al 32%, nel comparto no vax. Sempre nell’Ue, il 44% di cittadini basa le proprie scelte sulle comunicazioni dell’autorità sanitaria, percentuale che precipita al 12% nel campo dei no vax. Poi, uno spaccato importante emerge sugli strumenti. In questo caso, il 10% dei no vax assegna ampie quote di fiducia ai siti web per informarsi sui vaccini, e l’8% ai social network, a fronte del 5% del resto della popolazione. Il 41% dei no vax, invece, praticamente non si fida di nessuno, non giudicando affidabile alcun tipo di fonte informativa.

 

 

C’è poi un’indagine tutta italiana, del Censis. Secondo cui Facebook fa la parte del leone tra i social per il recepimento di informazione: circa 14 milioni e mezzo di italiani lo utilizzano per avere notizie, con quote che raggiungono il 41,2% tra i laureati. Il 12,6%, poi, recepisce le informazioni su Youtube, il 3% su Twitter. A sottolineare la preponderanza dei social nella dieta mediatica degli italiani, a prescindere peraltro dal titolo di studio. Effetto collaterale? Esistono 4 milioni e mezzo di concittadini che si informano soltanto sui social network e questo li rende più esposti alle fake news, che si rivelano particolarmente influenti sulle loro scelte di vita. Numeri e spaccati sociologici che dovrebbero sottolineare l’importanza di un confronto pubblico, e di una premura educativa, per rafforzare il ruolo dell’informazione nel senso proprio del termine.