Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Scuola, Giannelli (presidi): "In Italia diecimila esenti, per loro si introduca obbligo tampone"

Christian Campigli
  • a
  • a
  • a

Uno scenario che sembrava definitivamente accantonato. Che invece torna prepotente, come le sgroppate sulla fascia di Alessandro Bianchi e Andreas  Brehme. Un'idea, forse complicata da mettere in campo, ma che potrebbe scongiurare la didattica a distanza. Un autentico incubo per i genitori, un metodo di insegnamento lontano da standard di apprendimento anche solo accettabili. “Andrebbe introdotto l'obbligo di tampone per il personale scolastico esente, cioè esonerato dalla vaccinazione anti-covid. I contagi crescono esponenzialmente, le scuole vanno messe in sicurezza attraverso l'attuazione di un piano generale di screening, che garantisca un monitoraggio continuo della salute della popolazione scolastica, intesa come studenti e personale, esenti inclusi”. La proposta giunge dal presidente dell'associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, intervistato questa mattina dall'agenzia di stampa Adnkronos. “Il decreto dello scorso 11 agosto esonerava gli esenti dall'obbligo di green pass, dunque di vaccino e tampone. La legge 172 del 26 novembre (che ha introdotto in Italia l'obbligo vaccinale anche per il personale scolastico) non aveva introdotto novità sugli esenti, ma potrebbe farlo in sede di conversione, che va fatta entro sessanta giorni, introducendo per loro l'obbligo di tampone”.

 

 

Ma quanti sono gli esenti del mondo della scuola? “Nessuno lo sa, le scuole registrano i dati, il ministero deve raccogliere – conclude Giannelli - C'è comunque una stima grossolana che parla di diecimila lavoratori del mondo della scuola in tutta Italia. Il che equivale a circa un esente per scuola, in media. Visto il galoppo dei contagi, andrebbe proposto l'obbligo di tampone anche a loro che al momento in base alla normativa vigente sono messi in sicurezza attraverso la dotazione di dispositivi aggiuntivi, come le visiere. Potrebbero anche essere adibiti a mansioni diverse e non a contatto con il pubblico, ma questo normalmente non avviene”. Un suggerimento che vuole garantire insegnanti, bidelli, personale amministrati, ma che mira anche ad allontanare lo spettro della didattica a distanza. Uno strumento che, secondo un'indagine del Cresa (Centro Regionale di Studi e ricerche economico sociali d’Abruzzo), porta lo studente, anche l'universitario, ad abbassare i propri livelli di concentrazione. Oltre il 55% degli intervistati ha confessato di distrarsi spesso mentre ascolta un professore attraverso lo schermo di un tablet o di un computer.

 

 

Tra le difficoltà tecniche, spicca la necessità di condividere una rete Wi-Fi con altri familiari o amici (20,2%), oltre a problemi di connessione (16,7%), assai più diffusi nel Meridione, nelle isole e in località di alta montagna. L'81,5% ha affermato di non mettere la giusta attenzione per la mancanza di confronto con gli altri alunni. Il 68,4% ha sottolineato la difficoltà di trovare uno spazio silenzioso all'interno delle mura domestiche. Uno scenario, quello delle lezioni a distanza, che va scongiurato. Ad ogni costo. Per il bene degli studenti, degli insegnati, dei bidelli e del personale amministrativo. Perché la scuola non è un normale luogo di lavoro, ma, come afferma filosofo statunitense Robert Hutchins “ha lo scopo di formare i giovani ad educare se stessi per tutta la loro vita”.