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Sesso con i minorenni adescati sui social, arrestata insegnante delle elementari: i rapporti in un bed and breakfast

Christian Campigli
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Sembra la trama di uno dei mille film erotici usciti nelle sale cinematografiche negli anni Settanta. Distrutti dalla critica radical chic, con l'eskimo sulle spalle e le polacchine ai piedi. E diventati autentici cult nell'ultimo decennio. Un'insegnante appassionata e desiderosa di attenzioni maschili, che si concede sessualmente ad inesperti adolescenti. Purtroppo, dietro a quella che, solo in apparenza, può sembrare una vicenda goliardica, c'è un malessere, una violenza e un reato lampante. Una professoressa di quarantacinque anni è stata arrestata dai carabinieri del comando provinciale di Bari, che hanno eseguito un'ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari del capoluogo pugliese, nell'ambito di un'indagine per corruzione di minorenni e pornografia minorile. Gli uomini in divisa hanno scoperto che la donna, sui più popolari social network, era conosciuta con il nickname “Zia Martina”.

 

 

La scorsa estate avrebbe adescato alcuni minorenni, con i quali avrebbe consumato anche rapporti sessuali all'interno di un bed and breakfast della provincia pugliese. Secondo la tesi accusatoria, la focosa quarantacinquenne si sarebbe fatta riprendere durante i rapporti sessuali con un minore. L'insaziabile prof avrebbe praticato anche sesso telefonico, tramite video-chiamata, con numerosi ragazzi, tra i quali ci sarebbe anche un minore di quattordici anni. Un autentico bambino. L'aspetto più drammatico dell'intera vicenda è che l'insegnante, attualmente agli arresti domiciliari, lavora in una scuola elementare. Nelle mille chat dei genitori degli istituti scolastici primari baresi si è scatenata la caccia alle streghe. Anche perché, il dubbio che assilla tutti i padri e le madri del capoluogo pugliese è il comportamento della professoressa in classe, nei confronti dei loro figli. Perplessità ben comprensibili, che però solo l'indagine portata avanti dai carabinieri e dalla magistratura potranno dissipare.

 

 

Non è un caso che il primo filone di inchiesta sia partito proprio dalla segnalazione di alcuni genitori, che avevano notato uno strano comportamento dei loro figli. Troppo il tempo trascorso di fronte al cellulare, in anomale dirette social. Dopo le prime verifiche, i militari hanno svolto una serie di approfondimenti investigativi, principalmente dal punto di vista tecnico, per ricostruire la vicenda attraverso l'analisi dei filmati e le dichiarazioni testimoniali rese da alcuni adulti. Ulteriori approfondimenti sono tuttora in corso, sia di carattere informatico, che finalizzati a verificare se siano stati coinvolti altri minorenni. Una storia torbida, che solo il processo potrà far emergere in tutto il suo squallore. Una donna sola, a caccia di attenzioni, magari morbose o una vera predatrice, una pedofila a tutti gli effetti? Ai posteri (e ai giudici) l'ardua sentenza.