Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Cold case a Trapani, uomo arrestato per omicidio dopo 23 anni: decisiva la figlia della vittima

Christian Campigli
  • a
  • a
  • a

Si scrive cold case, si pronuncia delitto irrisolto. Un “caso freddo”, perso nel tempo. Diventato famoso, anche per i meno esperti di dinamiche giudiziarie, grazie alle numerose serie televisive statunitensi. Un reato, l'assassinio, che il nostro ordinamento penale non considera mai prescritto. I carabinieri del nucleo investigativo di Trapani hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal giudice per le indagini preliminari, nei confronti di Antonio Adamo, un pensionato di sessantanove anni, accusato di essere il presunto assassino del cognato, Benedetto Ganci, freddato la sera del 5 novembre 1998, nelle campagne di Fulgatore, piccola frazione del capoluogo siculo.

 

 

Le indagini sono state riaperte dalla procura trapanese, dopo che una delle figlie della vittima, nell'agosto 2020, a ben ventidue anni dall'uccisione del padre, si era rivolta al comandante della stazione dei carabinieri di Salemi, affermando di nutrire dei sospetti sul presunto autore dell'omicidio. Non si trattava, come spesso accade, dell'umana e comprensibile voglia di un parente di ottenere giustizia. Di sapere chi le aveva tolto l'affetto e gli abbracci del papà. Chi l'aveva privata della gioia di poter trascorrere col genitore il Natale, piuttosto che le vacanze estive in riva al mare. In questo caso la donna, che all'epoca dei fatti era ancora minorenne, ha offerto agli investigatori numerosi spunti. Idee, sospetti e forse qualche rivelazione decisiva, che ha portato alla riapertura del caso, rimasto irrisolto. È stato così ripreso il fascicolo in precedenza archiviato. Benedetto Ganci, dopo essere stato attirato in campagna, era stato ucciso con ferocia, colpito con violenza al corpo, con alcuni paletti di cemento. Gli inquirenti, grazie a intercettazioni e dichiarazioni rese dal nucleo familiare della vittima, avrebbero ricostruito quanto avvenne quella sera. L'uomo aveva notato le morbose attenzioni di Antonio Amato verso le sue figlie, una di questa minorenne all'epoca del delitto.

 

 

Più volte lo aveva rimproverato e gli aveva intimato di stare lontano dalle nipoti e per questo motivo sarebbe stato ucciso dal cognato. Gli uomini in divisa sono convinti che il padre del presunto assassino, oggi defunto, non sarebbe stato del tutto sincero con gli investigatori, pur di proteggere il figlio. Nello specifico, avrebbe omesso di raccontare di aver sorpreso il presunto assassino, mentre si ripuliva da alcune macchie di sangue. Il gip ha firmato l'arresto, sia per il possibile inquinamento delle prove, che per il pericolo di fuga dell'indagato. Una storia persa nel tempo. La sofferenza mai sopita di una figlia. E oggi, finalmente, quella che potrebbe essere, in tutto il suo dolore, la verità.