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Come il Covid ha cambiato la vita social degli italiani e il modo di fare informazione, lo studio SocialCom

Pietro De Leo
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La pandemia da Covid ha cambiato la dieta mediatica degli italiani, oggi sempre più orientati sul mondo dei social, dove gli utenti riversano preoccupazioni, sollievo, reazioni ed esperienze. E’ la ricerca SocialCom-Blogmeter che ha analizzato l’utilizzo delle piattaforme nei mesi della pandemia. Lo scario, tradotto in cifre, e prendendo in esame Facebook, si registrano 218 milioni di post e una massa di interazioni che raggiunge i 9,98 miliardi. Su questo risultato numerico, sicuramente,  gli articoli scritti sui siti di informazione. Nel solo mese di novembre, ne sono stati pubblicati 553,875 contenenti i termini “Covid”, “pandemia”, “green pass”. Raffrontando con altri temi caldi, si notano 35.545 pezzi che contengono la parola “black Friday”, 105.100 contenenti il termine “Natale” e 208.066 con “governo”.

 

 

Altro passaggio degno di nota dell’indagine, è che tutte le conversazioni social riguardanti il coronavirus crescono proporzionalmente all’aumento dei positivi. Questo ci dà la misura di quanto gli utenti siano sottoposti alla massa di contenuti tra cui spesso si annidano fake news, che poi diventano virali. Tutto questo impone la necessità di affacciarsi con senso critico al mondo dei social, e rilancia l’opportunità, per i più giovani, di una “educazione civica digitale” per orientarsi in questa enorme mole che può contenere delle vere e proprie insidie. Specialmente sotto una pandemia e con un impatto dei vaccini così dirompente nella nostra società, l’auto-controllo nell’approccio al web è fondamentale, perché spesso le suggestioni sconfinate nell’antiscienza hanno costituito, per molti, un fattore frenante all’adesione alle vaccinazioni.