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Crisi delle nascite, non solo colpa del Covid: contro la famiglia una sensibilizzazione collettiva sbagliata

Pietro De Leo
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Un dramma sul piano demografico. Il Covid interviene, peggiorando le cose, sul trend delle nascite. E nei primi nove mesi del 2021, calcola l’Istat, sono 12.500 in relazione allo stesso periodo del 2020. Cala, poi, anche la fecondità delle donne italiane, che raggiungono 1,17 figli a testa ed è il dato più basso di sempre. Vedendo le proiezioni totali, entro la fine del 2021 l’Italia scenderà sotto i 59 milioni di abitanti e viene peraltro preventivato che nel 2050 i morti saranno più del doppio dei nati.

 

 

Secondo l’Istat il calo delle nascite ha diverse cause: le donne in età feconda sono sempre di meno, visto che molte stanno uscendo dalla fase biologica riproduttiva e quelle più giovani sono in numero sempre più ridotto. E peraltro, certifica l’Istat, anche la popolazione immigrata sta invecchiando, dunque l’apporto alle nascite si abbassa. Insomma, il rischio è quello di vedere la desertificazione demografica del nostro Paese, su cui grava, sicuramente, l’aumento delle disuguaglianze dovuta alla crisi del Covid. Uno scenario drammatico che impone l’adozione di politiche di prospettiva per agevolare la natalità.

 

 

Da una migliore e più capillare presenza di asili nido all’implementazione di formule per conciliare lavoro e ruolo genitoriale. E non ultimo, peraltro, anche l’aspetto culturale. Contro la famiglia c’è una vera e propria offensiva “pop” in corso da molti anni. Anche ad una sensibilizzazione collettiva sbagliata, fondata spesso su un impatto ideologico progressista, occorre contrapporsi se si vuole ridare centralità al valore delle nuove vite