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Barbara Piattelli, chi è: la vera storia del sequestro della figlia dello stilista dei vip

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Barbara Piattelli ospite di Oggi è un altro giorno, il salotto televisivo del pomeriggio di Rai1, condotto da Serena Bortone. Piattelli, oggi 68enne, èa figlia dello stilista Bruno Piattelli che nel 1980 venne sequestrata dall’ndrangheta. Ora la sua storia, più di 40 anni dopo, è stata raccontata in “343 giorni all’inferno”, il documentario scritto e ideato da Vania Colasanti, con la collaborazione di Vincenzo Faccioli Pintozzi e la regia di Letizia Rossi in esclusiva su RaiPlay. 

 

 

Piattelli viene rapita a Roma il 10 gennaio 1980 mentre è nella sua Mini blu con la madre. È di fretta perché deve andare con il fidanzato a vedere l’ultimo spettacolo di Carlo Verdone a teatro. Ma non ci arriverà mai perché due banditi armati la strappano via dalla sua vettura. Per lei comincia un anno in cui non esiste umanità. Già dagli anni Settanta, anche la ’ndrangheta è entrata nel giro dei rapimenti a scopo di estorsione: nelle mire dei malavitosi ci sono soprattutto i giovani. “Mi sono fatta due inverni all’addiaccio, senza mai avere un tetto sopra la testa o un qualcosa che assomigliasse a un giaciglio. Non ho mai interloquito con nessuno eccetto tre quattro persone, i rapitori, che non ho mai visto in volto perché o io ero bendata o loro erano coperti” racconta Piattelli ad HuffPost.

 

 

Il padre di Barbara, Bruno Piattelli, è stato celebre stilista romano che ha vestito tante star del cinema. Carlo Verdone, anche lui sentito durante le riprese, afferma: “A Roma in quegli anni si andava da loro se volevi un bel vestito. Mi ci aveva portato Christian De Sica. Ho ancora un loro smoking”. A dare intensità al docufilm ci sono le immagini d’epoca dall’archivio delle Teche Rai e gli interventi, come ricordato, del signor Piattelli, del fratello Massimiliano, del fidanzato poi diventato marito Ariel. Da segnalare anche il contributo di Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro, e Michele Giuttari, che prima di dirigere la Squadra Mobile di Firenze è stato a capo di quella di Cosenza.