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Il Covid frena i consumi per Natale e tutta l'economia nazionale: urge accelerare sul taglio delle tasse

Christian Campigli
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Una discesa lenta, ma costante. Che il Covid, le chiusure durante il lockdown e una serie di inevitabili cambiamenti sociali dovuti alla pandemia hanno contribuito ad accelerare. Un dato economico, quello sui consumi, che incide in maniera determinante su tutta l'economia nazionale. Quest'anno per i regali di Natale ogni Italiano spenderà 158 euro, rispetto ai 164 dello scorso anno, 8% in meno rispetto al 2019 e oltre il 36% in meno rispetto al 2009. E' quanto emerge dall'analisi dell'ufficio studi di Confcommercio, presentata sabato 4 dicembre.

 

 

Nel complesso, la spesa sarà di 6,9 miliardi rispetto ai 7,4 miliardi dello scorso anno. La scarsa fiducia delle famiglie nella ripresa, la forte ripresa dell’inflazione e i rincari delle bollette pesano ancora come autentici macigni. “La crescita dei consumi a Natale rischia di essere frenata dai timori per la pandemia, dall’inflazione e dai costi dei consumi obbligati. Per rilanciare la fiducia occorre accelerare il previsto taglio delle tasse, a cominciare da Irpef e oneri contributivi a carico delle imprese”, ha sottolineato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. Gli analisti stimano che da qui alla fine dell'anno ci saranno 110 miliardi di euro di spesa complessiva, 10 in meno rispetto al 2019. Per il paniere che comprende alimentari, abbigliamento, mobili, elettrodomestici bianchi e bruni, computer, cellulari e comunicazioni, libri, ricreazione, spettacoli e cultura, giocattoli e cura del sé, alberghi, bar e ristoranti, la valutazione analitica non supera i 76 miliardi. Dall’andamento dell'ultimo triennio si vede come il mese di dicembre rappresenti il periodo più importante dal punto di vista dei consumi.

 

 

Si attesta sui 43,8 miliardi di euro l'ammontare delle tredicesime nette, che arriveranno a dicembre in busta paga e, dopo le spese per le scadenze fiscali e i risparmi, la quota destinata ai regali è pari a 32,6 miliardi. Tra lavoratori dipendenti (circa 19,3 milioni) e pensionati (poco più di 16 milioni), il numero dei beneficiari sfiora i 35,4 milioni che equivalgono, se si assume la posizione professionale come condizione della persona di riferimento (la figura del capofamiglia nel linguaggio comune), a circa 19,5 milioni di famiglie, che ricevono questa retribuzione aggiuntiva. Dall’importo netto del 2021, 43,8 miliardi, una volta sottratti gli accantonamenti per far fronte alle tasse (Imu, Tasi e al bollo su moto e auto), occorre detrarre un’ulteriore quota corrispondente alla propensione al risparmio, che si attesta, nella media dell’anno in corso, al 12,7%. Le famiglie, sottolinea infine la confederazione generale italiana delle imprese, delle attività professionali e del lavoro autonomo, mantengono un atteggiamento ispirato alla prudenza in merito alle intenzioni di acquisto, per colpa del Coronavirus. Numeri precisi, che descrivono una situazione di ripresa, che va però incentivata. Mai come in questo periodo, tagliare violentemente le tasse diventa un passaggio indispensabile per creare fiducia, aumentare i consumi e far così ripartire la locomotiva italiana.