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Tre milioni di italiani convinti che il Covid non esiste: le fake news dilagano (anche) per l'assenza della scuola

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Pietro De Leo
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No, non è un fenomeno derubricabile a folcrore. Tantomeno è materia dei fumetti. Ma c’è un fiume di ciarlataneria, false convinzioni, fake news che ha attecchito nel nostro Paese diventando una vera e propria quota d’opinione pubblica. E magari proprio l’ambito che avrebbe potuto fungere da antidoto, il web, in realtà ne è ulteriore carburante, perché con il meccanismo degli algoritmi e delle bolle alimenta le sabbie mobili dell’autoconvinzione.

 

 

Tutto questo lo si ricava leggendo il 55esimo rapporto Censis, che costruisce il concetto di “società irrazionale”. Eccola tradotta in numeri: 3milioni di italiani, pari al 5,9% credono che il Covid non esista. Secondo il 10,9% il vaccino è inutile ed inefficace, mentre per il 19,9% il 5 G è uno strumento per controllare le menti. Il campionario prosegue: secondo il 10% l’uomo non è mai stato sulla Luna mentre il 5,8% è convinto che la terra sia piatta. Insomma, il retaggio sociale delle bufale vale milioni di menti. E dunque se 3 milioni di persone sono convinte che il Covid sia un’invenzione, ciò spiega il perché di quello zoccolo duro di quasi 7 milioni così faticoso da scalfire (anche se, negli ultimi giorni, fortunatamente si registra un’impennata di prime dosi). E probabilmente questo sottolinea l’urgenza di far tesoro di questi dati, da affrontare nell’unico modo possibile. Una svolta educativa.

 

 

Sì, perché probabilmente questi milioni di menti traviate dalle baggianate sono figlie di una scuola che oramai ha rinunciato a trasmettere il sapere, a costruire “le basi”, ad infondere un criterio di approccio alla realtà attraverso un pensiero critico e strutturato, che è faticoso da mettere in piedi, ma in ogni modo indispensabile. Se l’“uno vale uno” comincia, purtroppo tra i banchi, poi non meravigliamoci che prosegua nella navigazione nell’oceano di dati, tesi, argomenti. Dove distinguere l’informazione dalla castroneria è un esercizio complesso, ma in ballo c’è la sopravvivenza culturale e civile della società.