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Giampiero Galeazzi morto, era da giorni in terapia intensiva. Camera ardente in Campidoglio, funerali in forma privata

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Amato da tutti, dai colleghi giornalisti a campioni di ogni sport, soprattutto dalla gente comune. D'altronde le emozioni che la sua voce roca, potente e carica di simpatia, ha fatto emozionare tutti gli appassionati. Che fossero amanti del calcio, del tennis o del canottaggio. O più semplicemente degli show televisivi per chi lo ha imparato ad amare a Domenica In grazie alle gag con Mara Venier. Per tutti "Bisteccone" come lo aveva soprannominato l'amico Gilberto Evangelisti. E tutti potranno dare l'ultimo saluto a Giampiero Galeazzi, il giornalista morto ieri, nella sua città. Il Comune di Roma ha infatti deciso di consentire al popolo che amava le sue telecronache un ultimo saluto lunedì in Campidoglio (ore 11,30) dove verrà allestita la camera ardente. Sicuramente saranno tanti a volergli dedicare un gesto.  

 

 

Il sindaco Gualtieri lo ha ricordato così: "Addio a Giampiero Galeazzi, uno dei giornalisti sportivi Rai più amati. Le interviste sui campi di Serie A, le sue appassionate telecronache di canottaggio e tennis resteranno impresse nella memoria di tanti italiani. Roma, la sua città, lo saluta commossa e non lo dimenticherà". I funerali invece saranno in forma privata. Un modo per la moglie Laura e per i figli Gianluca e Susanna (entrambi giornalisti come il papà) di poter vivere il proprio dolore, intimo, profondo.

 

 

Intanto è emerso che la morte di Galeazzi non abbia preso in contropiede familiari e chi lo frequentava assiduamente. Era infatti ricoverato da giorni in un reparto di terapia intensiva. Da tempo comunque era malato di una grave forma di diabete, una rivelazione direttamente del giornalista per sgomberare il campo da ipotesi di Parkinson e altre malattie.