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Il reddito di cittadinanza è diventato l'ultima spiaggia per la sopravvivenza dei 5 Stelle

Christian Campigli
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Da bandiera simbolo, legge più importante di un'intera legislatura, ad ancora di salvataggio, indispensabile per evitare di trasformarsi in una meteora. I destini del Movimento Cinque Stelle tornano ad incrociarsi col reddito di cittadinanza. Le decine di inchieste che hanno portato guardia di finanza, polizia e carabinieri a pizzicare centinaia di furbetti, mantenuti con i soldi dei contribuenti nonostante non ne avessero diritto, ha sollevato un vespaio di polemiche. Che, nel corso dei mesi, si sono ben presto trasformate in qualcosa di assai più serio. E pericoloso, almeno per i grillini. Il centro-destra è da sempre critico nei confronti di una norma che, nelle intenzioni di Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, avrebbe innanzitutto dovuto creare nuove opportunità di lavoro ai disoccupati. Uno scenario che, purtroppo, ad oggi non si è ancora concretizzato. E così, il reddito di cittadinanza, è diventato solo una sorta di sussidio statale elargito ai meno fortunati.

 

 

Matteo Renzi, dalla sua, non ha mai lesinato critiche. E più volte ha annunciato l'intenzione di organizzare una raccolta di firme per portare al voto gli Italiani su un referendum contro la legge 28 del 2019. Lo stesso premier Mario Draghi non ha tuttavia nascosto le proprie perplessità, soprattutto su controlli e scarsa trasparenza nei metodi di contrasto alla disoccupazione. Il Partito Democratico guidato da Enrico Letta per ora nicchia. Difende gli alleati, più per opportunismo che per reale convinzione, ma si dichiara pronto a modifiche “che possano migliorare la norma”. Stamani mattina l'ex premier ha messo, come si suol dire, i puntini sulle i. “Le destre si sbracciano per colpire uno strumento di sostegno a lavoratori sottopagati, persone in povertà, minori, fragili, disabili. Ma strizzano l'occhio all'evasione fiscale da oltre cento miliardi l'anno che noi abbiamo combattuto con programmi come il cashback. Non esibiranno mai questo scalpo, si mettano l'anima in pace – ha sottolineato Giuseppe Conte - Abbiamo migliorato noi stessi il reddito di cittadinanza: più controlli, più incentivi per accettare le offerte di lavoro e sgravi alle imprese per favorire le assunzioni”.

 

 

Sono lontani i tempi del 32% alle politiche del 2018. Numerosi errori, dovuti a incapacità da una parte, inesperienza dall'altra, la spaccatura interna tra le tre anime (i contiani, i governisti guidati da Di Maio e i pasdaran del Che Guevara di Roma Nord, Alessandro Di Battista) hanno lacerato fino al midollo la creatura di Beppe Grillo. E, nonostante i sondaggi li attestino intorno al 15%, in molti temono di andare sotto al 10%. Il reddito di cittadinanza sarà, con ogni probabilità, la bandiera sulla quale costruire la prossima campagna elettorale (nel 2022 o l'anno successivo a secondo degli scenari che si delineeranno dopo le elezioni del nuovo Presidente della Repubblica). E sul quale fondare il proprio avvenire politico. Su cento bonus elargiti, quaranta vanno al Sud d'Italia. E proprio sul voto meridionale che, Conte e soci, nutrono le loro speranze di rimanere un partito importante, a doppia cifra. Indispensabile per il futuro del campo progressista. Perché, come diceva la scrittrice Anna Piediscalzi, “c’è sempre speranza per chi non smette d’inseguirla”.