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Covid. Speranza: "Rispettare obbligo mascherine al chiuso, presto vaccini 5-11 anni"

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"Voglio ricordare che in Italia in questo momento sull’utilizzo delle mascherine vige una disposizione che prevede l’obbligo al chiuso, ma anche all’aperto qualora ci siano rischi di assembramenti. È del tutto evidente che una manifestazione, una piazza, un corteo dove ci sono moltissime persone è naturalmente un luogo dove la mascherina diventa obbligatoria, in quanto luogo a rischio assembramento. Quindi bisogna far rispettare le regole che ci sono e dare anche all’opinione pubblica il messaggio che siamo ancora dentro una fase epidemica. Basta alzare lo sguardo per vedere cosa accade in altri Paesi europei e nel mondo". Lo ha sottolineato il ministro della Salute Roberto Speranza, in conferenza stampa a Palazzo Chigi con il commissario straordinario per l’emergenza, generale Francesco Paolo Figliuolo, e con il presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Cts, Franco Locatelli. "Dentro questa fase epidemica - ha ricordato il ministro - disponiamo di due armi fondamentali: la prima è la campagna di vaccinazione su cui continuiamo a insistere, e la seconda è il rispetto delle misure precauzionali e dei comportamenti corretti, che la stragrande maggioranza del Paesi ha finora seguito". 

 

 

Altro capitolo riguarda la vaccinazione per la fascia 5-11 anni: "Siamo in attesa di un pronunciamento da parte dell’Ema, l’auspicio è che possa arrivare entro dicembre", il commento di Speranza. Convincere chi non ancora ha fatto la prima dose, incrementare la campagna vaccinale, continuare a rispettare le regole anti contagio, mascherine e distanziamento, questi i tre punti, che consentiranno al Paese di mantenere la situazione sotto controllo. "Le regole di cui disponiamo funzionano, il sistema a colori è vigente in Italia e in questo momento è tutta bianca. Il cambio di colore avviene sulla base delle ospedalizzazioni, nessuna regione, a oggi, ha le condizione per uscire dalla zona bianca".

 

 

"Noi lavoreremo anche sul piano comunicativo" per la campagna 5-11 anni, "ma ricordo quando iniziammo a vaccinare la fascia tra i 12 e i 18 anni o anche quella tra i 18 e i 30 anni, tanti osservatori temevano una risposta molto bassa e negativa, invece credo che le generazioni più giovani ci abbiano dato la lezione straordinaria. Dobbiamo ricordare che i più giovani hanno capito meglio di altri che il vaccino è il vero strumento di libertà e penso questo sia un messaggio fortissimo arrivato da loro. Dobbiamo dire grazie a questa generazione che ci ha dato un messaggio simbolico molto forte di speranza e fiducia nella scienza".