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Monopattini, le nuove regole sono legge. Giovannini: "Entro sei mesi nuove valutazioni"

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"I monopattini sono strumenti in forte crescita, anche strumenti per ridurre il traffico. È stato trovato un punto di sintesi. Entro sei mesi il ministero valuterà ulteriori interventi". Lo ha detto Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, ai microfoni di Radio24, nel commentare le misure contenute nel decreto Infrastrutture approvato dal Parlamento e relative ai monopattini. "C’è una norma che dice che entro 6 mesi il ministero valuta altre possibilità di interventi. La discussione parlamentare è stata molto ampia e ha trovato un equilibrio sia per la necessità di aumentare la sicurezza, sia per il decoro urbano, sia per il fatto che il monopattino è uno strumento in crescita. Questo è stato un punto di sintesi trovato. Ma pensare che una legge si fa e risolve tutti i problemi è molto italiano, negli altri paesi si fanno molto le valutazioni di impatto".

 

Con 190 voti favorevoli e 34 contrari, l’aula del Senato ha rinnovato la fiducia al governo con l’approvazione definitiva, nel testo identico a quello licenziato dalla Camera, del decreto-legge in materia di infrastrutture e mobilità sostenibili. Un provvedimento che prevede la "stretta" sui monopattini elettrici: una stretta però inferiore alle aspettative di molti, visto che non si prevede l’obbligo generalizzato del casco, della targa e della copertura assicurativa Rc; limiti vengono invece posti sulla velocità e la sosta sui marciapiedi, mentre si dispone la confisca per gli esemplari truccati e l’obbligo delle frecce e dello stop. Ma ad alzare la polvere delle polemiche è un’altra norma contenuta nel decreto, che reinnesca le divisioni emerse pochi giorni fa sempre a Palazzo Madama, quando è stato affossato il ddl Zan contro l’omotransfobia.

 

Nel decreto legge infrastrutture, infatti, all’articolo 23 "sono stati aggiunti commi che prevedono il divieto di pubblicità che proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso, dell’appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere, alle abilità fisiche e psichiche". E Fratelli d’Italia, secondo cui così il Ddl Zan buttato fuori dalla porta rientra dalla finestra, tuona.