Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Palermo, cosa c'è dietro l'operazione anti-droga: l'infanzia rubata ai giovani corrieri dello spaccio

Christian Campigli
  • a
  • a
  • a

L’infanzia rubata a chi dovrebbe pensare solo a studiare, giocare a calcio e divertirsi con i propri amici. Ed invece è costretto a vendere veleno tossico a disperati pronti a tutto, pur di inalare quella polvere bianca. Spesso tagliata persino col calcestruzzo. Sgominata un’organizzazione criminale dedita al traffico di droga e attiva nel quartiere Sperone di Palermo, in una delle più imponenti piazze di spaccio del Meridione. I carabinieri, dalle prime luci dell'alba, hanno dato esecuzione a cinquantotto misure cautelari (trentasette in carcere, venti ai domiciliari e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria), emesse dal gip del capoluogo siciliano su richiesta della Dia. Gli indagati sono accusati di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e spaccio di droga. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, ha permesso di far luce sulle dinamiche interne all'associazione.

 

 

E su chi ne era al comando. A occuparsi del rifornimento della droga, delle strategie di spaccio e della raccolta dei proventi era il vertice stesso dell'organizzazione, a cui facevano riferimento tre distinti gruppi criminali, ognuno dei quali con a capo una famiglia. Ogni nucleo organizzava autonomamente la propria piazza di spaccio e impartiva precise direttive ai propri pusher. L’aspetto più odioso dell’intera vicenda è rappresentato dall’uso di minorenni che, a borde delle proprie biciclette, portavano a termine centinaia di consegne al giorno “Si è appurato come gli spacciatori usassero, indistintamente, gli inospitali meandri degli edifici, le strette vie del quartiere, le abitazioni dei promotori e, addirittura, le camerette dei figli minori, con funzioni di stoccaggio, lavorazione e spaccio di cocaina, crack, hashish e marijuana”, spiegano gli investigatori dell'Arma. Lo smercio di droga avveniva nei pressi della scuola del quartiere. Vi erano poi anche dei clienti che arrivavano da altre province siciliane. La vendita di sostanze era una delle principali fonti di sostentamento per interi nuclei familiari, i cui membri, “tranne rari casi di colpevole connivenza, risultano integralmente partecipi alle attività criminali”.

 

 

Durante la brillante operazione degli uomini in divisa, sono stati  individuati anche i due canali di approvvigionamento, gestiti da tre degli indagati con precedenti penali e gravitanti nell’orbita della criminalità organizzata. Madri, mogli e compagne dei capi dell'organizzazione si occupavano dei contatti con i fornitori e tenevano la contabilità delle piazze di spaccio. Come delle comuni ed efficienti ragioniere. Non solo collaboravano nella direzione delle attività criminali, ma in caso di arresto degli uomini erano pronte a subentrare a figli, mariti e compagni per garantire continuità. L'organizzazione criminale aveva a disposizione magazzini e interi appartamenti, in cui gli indagati si riunivano per decidere le strategie, spartirsi i proventi o rifornire i pusher impegnati nelle piazze. Un’attività che portava fiumi di denaro. Di fronte al quale il futuro dei propri figli, che avrebbero dovuto solo pensare a studiare, giocare a calcio e trascorrere del tempo con i propri amici, è rapidamente passato in secondo piano.