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Romano Prodi, le accuse al Pd sul Ddl Zan e quel richiamo al realismo ad Enrico Letta

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Parli di Ulivo ammodernato ed il federatore pare essere di nuovo lui, il fautore della prima versione. Romano Prodi, che ha detto la sua sulla catastrofe del Ddl Zan facendo suscitare una serie di reazioni nel centrosinistra. Sul provvedimento, ha affermato l’ex presidente del Consiglio a Che tempo che fa, "era facile fare piccole modifiche, verbali, ma si è strumentalizzato il tutto. In questi casi si deve analizzare caso per caso, e trovare un accordo. Analizzandola tutta insieme, col voto segreto, si voleva creare l'incidente e l'incidente c'è stato”. Una presa di posizione che suona come una critica, andando giù di fioretto, al modo in cui Enrico Letta ha gestito la partita.

 

 

Ed infatti sulle posizioni prodiane si sono aggrappati renziani di varia intensità, sia quelli ortodossi di Italia Viva sia i “post renziani” di Base Riformista, la corrente del Pd che si riaggancia all’esperienza di leadership dell’ex sindaco di Firenze. Davide Faraone, capogruppo di Iv in Senato, nota, riferendosi alle parole di Prodi: “a Letta fischieranno le orecchie”. La vice ministro e senatrice Teresa Bellanova osserva: “ora che anche Romano Prodi a Che Tempo che fa ha detto cose ragionevolissime sul Ddl Zan, sostenendo che si poteva e si doveva trovare l’accordo e che invece si è preferito cercare l’incidente parlamentare, mi auguro che al Nazareno qualcuno rinsavisca”. Ivan Scalfarotto, dal suo canto, è sicuro: “credo che ci sia parecchia gente che debba a Italia Viva (e a tutti quelli che aspettavano una legge) delle scuse". Sul lato Pd, poi, si pronuncia Andrea Marcucci: “Condivido pienamente le parole che ha usato ieri sera Romano Prodi da Fabio Fazio sul Ddl Zan. E’ esattamente la mia posizione , io volevo in tutti i modi la legge, e volevo evitare l’incidente”.

 

 

Poi a distanza di un giorno l’ufficio stampa di Prodi ha ritenuto opportuno intervenire criticando le strumentalizzazioni, e puntualizzando che, secondo il professore, sarebbe stato possibile trovare l’accordo anche in assenza di correzioni. Notazione che appare poco più di un’ovvietà. Ad interessare è la sostanza politica della questione. Per la seconda volta in pochi mesi Prodi interviene criticando una gestione troppo ideologica della linea del Pd, richiamando (stavolta indirettamente) il suo segretario al realismo. E la posizione sul mancato accordo, peraltro, appare come un avviso a non rompere con Italia Viva, e proseguire con il progetto inclusivo. D’altronde, lui è un esperto in materia: il governo del 2006 contava oltre 100 componenti, per accontentare tutte le realtà politiche della sua maggioranza, e un vertice alla Reggia di Caserta si trasformò in una sorta di gita d’asilo.