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Legge di bilancio, Draghi: "Continuare a crescere". Addio quota 100, stretta sul Rdc

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Una legge di bilancio "per continuare a crescere". Mario Draghi incassa l’ok unanime - con tanto di applauso del Consiglio dei ministri - sulla manovra. "Tagliamo le tasse e stimoliamo gli investimenti. Abbiamo dato priorità agli interventi per la crescita", insiste il premier, dicendosi "molto soddisfatto". I dati fanno ben sperare. Il premier guarda a una crescita di "ben oltre" il 6% nel 2022 e intende "porre la basi" per continuare a vedere il segno più, in modo equo e duraturo. Da qui la scelte di mettere "12 miliardi per ridurre la pressione fiscale nel 2022 (circa 40 nel triennio fino al 2024). Non otto, ma 12", è la sottolineatura del capo del Governo che poi affida all’interlocuzione con il Parlamento il ’peso' che questa riduzione del carico dovrà avere tra soldi in tasca ai lavoratori con le riduzione dell’Irpef o ’sconti' alle imprese con un possibile intervento sull’Irap.

 

 

I nodi da sciogliere, comunque, restano. Sulle pensioni, in primis. "L’obiettivo è il ritorno in pieno al sistema contributivo, con una transizione a Quota 102 con 38 anni di contributi e 64 anni di età", mette in chiaro Draghi, che però si dice "disponibile" al confronto con le parti sociali. "Tante cose si possono aggiustare - ammette -, innanzitutto la flessibilità in uscita, poi recuperare al mercato del lavoro chi è in pensione e oggi lavora in nero perché altrimenti viene punito, e infine riequilibrare il rapporto che esiste per le pensioni dei giovani che oggi sono squilibrate verso pensioni basse». Sì al dialogo, quindi, ma nell’ottica di un «ritorno alla normalità" che serve "ora più che mai". In ogni caso, il premier non crede al muro contro muro di Cgil, Cisl e Uil. "Non mi aspetto si arrivi a uno sciopero generale - auspica -, ma la decisione è nella mani dei sindacati". L’altro braccio di ferro va in scena sul reddito di cittadinanza. Il centrodestra chiede un’ulteriore stretta, prevedendo una sforbiciata dell’assegno già dal rifiuto della prima proposta di lavoro. In Consiglio dei ministri si tratta, anche in modo acceso. A difendere il provvedimento bandiera dei pentastellati interviene anche Giuseppe Conte, che telefona direttamente al premier per chiedere rassicurazioni. Alla fine, nonostante l’ok al testo, una linea definita non c’è. Si ipotizza una "chiamata in presenza" del percettore dell’assegno e dopo una serie di verifiche che hanno a che fare anche con la "congruità dell’offerta" potrebbe scattare il decalage.

 

 

L’idea sarebbe quella di stringere su una serie di "condizionalità" per arrivare in modo "diretto" ai percettori del Rdc. Draghi lo dice chiaro: "Condivido il principio del reddito di cittadinanza, ma bisogna che abbia un’applicazione che sia esente da abusi e non sia d’intralcio al funzionamento del mercato del lavoro. Sul decalage ci stiamo ancora ragionando. È chiaro che il sistema precedente non ha funzionato. È stato un disincentivo al funzionamento del mercato del lavoro, almeno ’in bianco' non in nero", spiega, anticipando "controlli molto più precisi ex ante". La linea del premier - confronto schietto, condivisione e poi decisione - non cambia nemmeno per quel che riguarda la legge sulla concorrenza, che doveva approdare oggi in Cdm e che invece è slittata alla prossima settimana. "Siamo stati oberati da tante cose, domani c’è il G20, e ci sono state diverse perplessità, anche condivisibili, su diversi punti della legge. Meglio farla bene e con l’ok unanime del Consiglio dei ministri giovedì prossimo", spiega, aggiungendo che una riflessione è in corso anche sulle concessioni balneari. Avanti, quindi. Tanto che il premier si concede una fragorosa risata quando, a margine della conferenza stampa, un giornalista gli chiede se vedrebbe bene Daniele Franco, accanto a lui, quale suo successore a Palazzo Chigi. "Deciderà lui", risponde scherzando. Ma il titolare del Mef, da dietro, fa ampio cenno di no con la mano.