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Si arena in senato il Ddl contro l'omofobia, la delusione di Zan: "Pagina nera della democrazia"

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Il ddl Zan contro l'omofobia, oggetto di una delle più aspre battaglie degli ultimi tempi nella politica italiana fra le opposte e inconciliabili visioni di progressisti e conservatori , si arena in Senato dove alla votazione (segreta) vince il No. Mentre il blocco di centrodestra esulta, il promotore stesso della legge, Alessandro Zan del Pd, non nasconde la propria amarezza: "Quella di oggi è una pagina nera per la nostra democrazia e i diritti perché il Senato ha deciso di essere lontano dal paese reale che a grande maggioranza ha chiesto e chiede una legge contro i crimini d’odio. Questa battuta d’arresto non consente all’Italia di essere tra i paesi più civili e avanzati. La destra sovranista non ha accettato di togliere la tagliola del non passaggio agli articoli, e questo dimostra come sia vicina a Orban e alla Polonia e no invece ai paesi più civili", afferma. 

 

 

"Purtroppo - continua - una forza politica si è sfilata dalla maggioranza, FI si è compattata con la destra sovranista dimostrando di non essere una forza liberale e vicina ai diritti solo per un gioco legato alla partita del Quirinale. Questa battuta d’arresto però non ci ferma. La strada per i diritti civili in questo paese è segnata e noi continueremo più forte di prima per cercare di arrivare a leggi di civiltà di cui il paese ha bisogno" conclude Zan. Di ben'altra opinione i vari parlamentari leghisti e di FdI. Per Giorgia Meloni, "cala il sipario sul ddl Zan, una pessima proposta di legge che Fratelli d’Italia ha contrastato con coerenza e nel merito fin dall’inizio. Non abbiamo mai cambiato idea e lo abbiamo dimostrato oggi in Senato: siamo stati l’unico gruppo interamente presente e unito nel voto. È una vittoria che non appartiene solo a noi ma anche a tutte le realtà, le associazioni, le famiglie e i cittadini che in questi mesi si sono battuti ad ogni livello per denunciare follie, contraddizioni e aspetti negativi di una follia firmata Pd". 

 

 

Per Matteo Salvini, il blocco progressista non ha "voluto sentire ragioni. Oggi hanno calato la maschera Pd e M5S, gli interessava agitare la bandiera ma l’hanno dovuta mettere nell’armadietto" ha detto il leader del Carroccio, anche perché "c’è un documento contro le discriminazioni del centrodestra, che non ha tutti i motivi di scontro e che punirebbe severamente qualunque tipo di discriminazione, si potrebbe partire da quello", ha aggiunto.