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Pensioni, tensione fra Draghi e sindacati: è braccio di ferro

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Rinnovo di opzione donna per il 2022 e ampliamento dell’Ape sociale a nuove categorie di lavori gravosi, con l’aggiornamento dell’elenco attualmente esistente, nessun accenno a quota 102 mentre a decidere della destinazione degli 8 miliardi appostati sul capitolo fisco sarà il Parlamento. Si fa tesissimo il confronto tra governo e sindacati sulla manovra che l’esecutivo ha detto chiaramente di voler portare, con questo perimetro, al tavolo del Consiglio dei ministri. "L’incontro non è andato bene", spiega il segretario Uil Pierpaolo Bombardieri dopo due ore e mezza di confronto a palazzo Chigi. "Il confronto con il governo è stato "insufficiente", dopo il via libera al provvedimento i sindacati valuteranno "come dare luogo a una fase di mobilitazione a sostegno delle nostre rivendicazioni" incalza Luigi Sbarra della Cisl. Le posizioni al tavolo sono chiare, non c’è una rottura, Sbarra parla di "luci e ombre", ma le distanze restano. Dopo un’ora e mezza Draghi lascia il tavolo ’per impegni' mentre restano i tre ministri Orlando, Franco e Bruetta, spiega palazzo Chigi, aggiungendo che si riprenderà comunque domani per "approfondire alcuni aspetti specifici". Circostanza smentita dai sindacati: nessuna convocazione domani ma "se il governo ci vuole chiamare prima di giovedì noi siamo pronti, siamo pronti giorno e notte, è il nostro lavoro - assicura il leader Cgil Maurizio Landini - Noi riteniamo che ci sono cose che devono cambiare, vediamo quello che succede altrimenti valuteremo unitariamente come procedere".

 


Il premier Mario Draghi aveva parlato esplicitamente, la scorsa settimana, della necessità di un ritorno alla normalità, sia pure in maniera graduale. Oggi, nell’accogliere in sala verde i tre confederati ha ribadito come la sostenibilità del sistema pensionistico sia un obbligo per l’Italia, Paese ad alto debito che vede in seria difficoltà non solo il lavoro dei giovani ma pure il loro futuro. Tradotto in parole povere: ogni ipotesi di tornare a un sistema diverso dal contributivo è una pazza idea senza fondamenta. La partita è difficile e, soprattutto, la coperta è corta: nel documento programmatico di bilancio, che fa da cornice alla manovra, il governo ha stanziato per il capitolo pensioni 600 milioni il prossimo anno, 450 nel 2023 e 510 nel 2024. Cifre confermate nel corso del confronto. I sindacati incassano con favore il prolungamento a tutto il 2022 di opzione donna e l’ampliamento di Ape sociale, misure su cui si era fortemente speso il ministro del Lavoro Andrea Orlando, ma »non c’è una scelta sulla riforma delle pensioni, né 102 e 104, non ci sono risposte a chi ha versato per 41 anni i contributi a prescindere dall’età né sulla necessità di una riforma complessiva delle pensioni".

 


Il superamento di quota 100 agita anche la maggioranza. Non è un caso che mentre a Chigi il premier, con i ministri Orlando, Franco e Brunetta, si confrontano con i leader confederali dalla Lega fanno trapelare di non aver mollato l’idea ’quota41’, ovvero la possibilità di lasciare l’impiego dopo 41 anni di contributi. Sempre nello stesso momento Berlusconi riunisce i ministri FI proprio sulla legge di Bilancio, che "deve essere uno strumento per far ripartire l’economia", incita su Twitter. Complessivamente la legge di bilancio vale all’incirca 23 miliardi per il 2022, di cui 8 destinati al fisco. "Per noi quei soldi devono andare ai lavoratori - ribattono i sindacati - dopo aver dato fondi a soldo perduto durante la pandemia alle imprese ora è il turno dei lavoratori, bisogna intervenire sul cuneo fiscale".