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Evasione fiscale, cala quella recuperata dai Comuni: nel 2020 solo 6,5 milioni di euro

Christian Campigli
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Un'autentica voragine. Che toglie soldi e disponibilità alle scuole, agli ospedali, alla malandate carceri italiane. E provoca violenti tagli dai budget destinati alle forze dell'ordine, ai pompieri e alla tutela dell'ambiente. Senza dimenticare che crea un'evidente disparità sociale, che aumenta un giorno dopo l'altro. L'evasione fiscale nel nostro paese è ormai incontrollabile. Per colpa di una burocrazia lenta e miope, di leggi e regolamenti obsoleti e di una volontà politica interessata al tema esclusivamente a parole. E solo in prossimità di tornate elettorali. Oggi un dato che deve far riflettere e portare ad immediati cambi di rotta.

 

 

È sempre più bassa la partecipazione dei Comuni al contrasto all’evasione fiscale: lo scorso anno sono state 279 (solo il 3,6% del totale, escluso il Trentino-Alto Adige, che ha una sua specifica legislazione) le amministrazioni che hanno ricevuto un premio per la loro attività al contrasto contro chi non paga le tasse dovute, rispetto alle 387 dell’anno precedente. E i risultati - con appena 6,5 milioni di euro recuperati nel 2020 (-16,5% rispetto all’anno precedente) - lo dimostrano, soprattutto per quanto riguarda le metropoli. Con il paradosso di San Giovanni in Persiceto (28 mila abitanti, piccolo centro in provincia di Bologna) che è riuscito a recuperare cifre undici  volte superiori a quelle di Roma, 912 mila euro nel comune emiliano e 82 mila nella capitale. È uno scenario da incubo, che in un paese serio porterebbe a dimissioni e assunzioni di responsabilità immediate. Anche ad alti livelli. Invece i numeri che emergono dal rapporto del servizio lavoro, coesione e territorio della Uil non sposteranno una sola foglia.

 

 

Un'analisi dettagliata, che, elaborando gli ultimi dati del Ministero dell’Interno, evidenzia come dal 2010, anno in cui fu introdotta la norma della compartecipazione dei comuni al contrasto all’evasione fiscale, questi ultimi abbiano recuperato solo 123,3 milioni di euro, frutto peraltro di segnalazioni “qualificate” all’Agenzia delle Entrate. Il picco è stato toccato nel 2014, con un incasso di 21,2 milioni, per poi rallentare e diminuire costantemente a partire dal 2015. Alle spalle dell'amministrazione emiliana troviamo quella di Genova, che ha incassato 473 mila euro. Seguono Torino con 404 mila euro, Milano con 350 mila euro, Bologna con 310 mila euro, Prato con 236 mila euro,  Brescia con 225 mila euro, Bergamo con 188 mila euro, Modena con 185 mila euro e Rimini con 167 mila euro. Se si analizza il dato riferito solo alle città metropolitane, Firenze e Roma hanno incassato appena 82 mila euro, Venezia 56 mila euro, Napoli 21 mila euro, Reggio Calabria 18 mila euro, Messina 3.679 euro, Palermo 2.116 euro e Catania 1.479 euro. Chiudono questa speciale graduatoria Bari e Cagliari, che non hanno recuperato un solo centesimo. Chissà, magari ha ragione la nota scrittrice Sveva Casati Modigliani quando afferma che “la diffusa indulgenza verso l'evasione fiscale si sta trasformando in un vezzo comune”. Un malcostume che toglie risorse alla scuola, alle forze dell'ordine e agli ospedali. Nell'indifferenza più assoluta.