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Silvio Berlusconi, l'ultimo alfiere del popolarismo europeo nel centrodestra italiano

Pietro De Leo
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Le tempistiche in politica non sono mai casuali. E dunque non è per volere del fato, probabilmente, che Silvio Berlusconi a neanche un giorno dal vertice con gli alleati Matteo Salvini e Giorgia Meloni si sia recato a Bruxelles per un summit del Partito Popolare Europeo. L’immagine che ne deriva è quella del “pontiere” tra la coalizione del centrodestra e il mondo del popolarismo europeo e lo confermano le parole utilizzate: “ci deve essere tranquillità da parte dei leader europei – ha detto l’ex presidente del consiglio - il centrodestra è lontano da qualsiasi ritorno al passato. Forza Italia ha imposto la carta dei valori che deriva proprio dal partito popolare europeo”. Quanto alla Lega, secondo Berlusconi è ormai “lontana dal sovranismo”, anche se “il percorso per arrivare nel Ppe prenderà del tempo”.

 

 

Poi ha aggiunto: “io sto lavorando in questa direzione, non c’è un no a questa possibilità da parte della Lega e dei suoi massimi dirigenti. C’è però un percorso di avvicinamento anche da parte degli altri leader del Ppe con cui ho iniziato i discorsi a riguardo”. Altri passaggi, poi, il presidente azzurro li dedica al dibattito interno a Forza Italia, prendendo le distanze dalle parole di Mariastella Gelmini che ieri, in assemblea di gruppo alla Camera, ha espresso pesanti critiche sull’inner circle del leader. Ed esprime elogi su Mario Draghi: “sarebbe certamente un ottimo Presidente della Repubblica”, osserva, tuttavia “mi domando se il suo ruolo attuale, continuato nel tempo non porterebbe più vantaggi per il nostro Paese”.

 

 

Un riferimento, chiaro, all’ipotesi dell’attuale Presidente del consiglio per il Quirinale. Che pensi a se stesso per il ruolo di Presidente della Repubblica? “Berlusconi – dice parlando in terza persona- lo vedo in forma dopo un po’ di acciacchi dovuti al Covid e non ha per il momento idee al riguardo”. Ma senz’altro è il rapporto centrodestra-italiano e dimensione europea la parte più rilevante della cronaca politica. In quest’ottica, Berlusconi si conferma il “ministro degli esteri della coalizione” che, in quanto ex presidente del consiglio e riconosciuto alfiere del popolarismo italiano, può conferire all’alleanza una dimensione governativa. Un po’ come è sempre avvenuto anche nei decenni scorsi, ma allora Forza Italia era il partito preponderante dal punto di vista numerico. Per questo motivo, la “svolta” leghista verso una realtà di conservatorismo liberale, riqualificando la proposta, appare come un passaggio ineludibile.