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Economia, l'Ocse sprona il Governo: "Urgente taglio delle tasse, le pensioni pesano troppo"

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Nel pieno del clima di presentazione della manovra in Europa e in Parlamento l’Ocse lancia una serie di alert al governo mettendo in luce gli aspetti cruciali su cui bisogna impegnarsi ad agire. In primo piano fisco, riduzione del debito, riforme, ma anche massima attenzione alla spesa previdenziale. In un’audizione al Senato tocca ai rappresentanti Ocse dare una serie di indicazioni in vista della prossima manovra. In primo piano il fisco.

 

 

"Una riduzione permanente del cuneo fiscale - raccomanda l’Ocse - è particolarmente importante per l’Italia" anche perchè è il quinto più alto dell’area Ocse e quindi penalizza la crescita e "non incoraggia il lavoro". Da mettere in primo piano in agenda anche il capitolo pensioni e debito. Per l’Ocse infatti "la spesa per le pensioni e per il servizio del debito è molto più alta degli altri Paesi Ocse", molto più alta di quanto non si spenda per istruzione o ricerca. Condizione che frena la ripresa e accentua le disparità penalizzando in particolare i giovani. E sulla ripresa l’Ocse osserva che tornare semplicemente ai livelli pre-Covid, che l’Italia raggiungerà a metà del 2022, potrebbe non bastare.

 

 

Per l’Ocse "serve una crescita maggiore" anche se "il rimbalzo in atto, nel breve termine risulta importante". Per spingere la crescita, sottolinea l’Ocse "servono le riforme" e il governo dovrà "sostenere la crescita finchè necessario". In quest’ottica una spinta potrà arrivare dal Pnrr che contiene "un’impegnativa agenda delle riforme, necessarie da molto tempo". Tra le priorità l’Ocse indica quelle della Pubblica amministrazione, della concorrenza, della Giustizia. Arriva sul tema manovra e riforme la riflessione del ministro alle Infrastrutture Enrico Giovannini: "Con la spinta non solo del Pnrr ma anche con quello che stiamo discutendo per andare oltre il 2026, noi avremo, dopo molto tempo, degli investimenti pubblici per la prima volta superiori al 3% del Pil. Livelli che non si vedono in Italia dal 2007. E questo va considerato come un vero e proprio cambio di paradigma, stiamo mettendo le basi perchè la spinta sugli investimenti in infrastrutture e mobilità vada oltre il 2026".