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Caos a Trieste, anche Di Battista contro Lamorgese: a un passo la scissione dai Cinque Stelle di Conte

Christian Campigli
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Una contesa aspra. Un modo per distinguersi, per accendere i riflettori e far parlare di sé. E per scrivere un nuovo capitolo dell'infinita polemica nei confronti del Ministro degli Interni, Luciana Lamorgese. Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Alessandro Di Battista entrano a gamba tesa sulla gestione della protesta al porto di Trieste. Il capoluogo friulano ha vissuto lunedì 18 ottobre attimi di enorme tensione. Le forze dell'ordine hanno utilizzato idranti e lacrimogeni facendo pressione sulle centinaia di manifestanti, spinti verso l'area parcheggio del porto, per sgomberare i portuali no green pass e liberare il varco 4. Un'operazione che si è conclusa con momenti di autentica guerriglia in strada.

 

 

In pochi attimi è arrivata una nuova carica degli uomini in divisa, dopo che i manifestanti avevano cercato di creare una barriera con i cassonetti. “Settimana scorsa si permette a un manipolo di neofascisti di mettere a soqquadro Roma, oggi si usano gli idranti contro i pacifici lavoratori e cittadini a Trieste. Ma al Viminale come ragionano?”, tuona il leader della Lega, Matteo Salvini. Gli fa eco, sulla propria pagina Facebook, Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia. “Idranti contro i lavoratori che scioperano contro il green pass al porto di Trieste. Lo stesso governo che nulla ha fatto per fermare un rave illegale di migliaia di sbandati, nulla ha fatto per impedire l’assalto alla sede della Cgil, nulla fa per fermare l’immigrazione illegale e combattere le zone franche dello spaccio e della criminalità, che nulla fa contro le occupazioni abusive di case e palazzi privati, tira fuori dai depositi gli idranti per usarli contro dei lavoratori che scioperano pacificamente per non essere discriminati sul posto di lavoro. Così come vuole la Costituzione, così come richiesto pure dalla Ue. Sindacati muti, media accondiscendenti, forze politiche di maggioranza plaudenti. Ecco in cosa stanno trasformando l’Italia”. Fin qui nulla di sorprendente. Le posizioni della destra sul tema sono note e limpide. Quello che invece lascia perplessi (almeno ad una prima, frettolosa lettura) sono le affermazioni di Alessandro Di Battista. “Il green pass per i lavoratori, misura inesistente nel resto d'Europa, oltretutto imposta nonostante la campagna vaccinale (per quel che loro stessi dicono) stia andando bene è stata una forzatura che ha buttato benzina sul fuoco. Il fuoco si chiama sofferenza, squilibri sociali, povertà, aumento delle bollette”.

 

 

Il Che Guevara di Roma Nord non parla mai a caso e quando lo fa ha sempre un preciso obiettivo: quello di tornare in pista, soprattutto ora che i grillini sono divisi e lacerati dalle polemiche interne. Ad un passo da una clamorosa scissione tra l'ala governista, guidata da Giuseppe Conte e quella movimentista, da mesi in attesa che Dibba separi le acque e li guidi verso il ritorno alle origini. Uno scenario tutt'altro che remoto. I motori, in vista delle elezioni del 2023, si stanno scaldando. Il centrodestra unito da un lato, un nuovo soggetto ancora in gestazione dall'altro lato della barricata. E sullo sfondo una protesta, quella dei lavoratori no green pass, che rischia di incendiare l'autunno.