Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

La riaffermazione del bipolarismo spinge per una nuova legge elettorale in senso maggioritario

Pietro De Leo
  • a
  • a
  • a

C’è un dato politico che si affaccia man mano che il governo Draghi deve affrontare dossier “classici”, ossia discostanti dalle politiche anti pandemiche. Ed è la riaffermazione del bipolarismo tradizionale. Attorno a temi come lavoro, tasse ed immigrazione, infatti, all’interno della maggioranza di unità nazionale si riafferma la dialettica centrodestra-centrosinistra, con la variabile renziana che, avendo un’identità meno definita, si trova a sposare di volta in volta le istanze dell’una e dell’altra parte. Lo vediamo questi giorni sul dossier reddito di cittadinanza. Dove si contrappongono due diverse visioni del mondo. La prima, del M5S, Pd e Leu, che contempla una inclusione sociale attraverso reddito, disinvolta sul ricordo a misure assistenziali anche in presenza di un problema di disallineamento tra domanda ed offerta di lavoro e dell’ampia casistica di abusi nell’accesso ai sussidi.

 

 

L’altra, espressa da Lega, Forza Italia e Italia Viva, invece, l’inclusione sociale la vede attraverso il lavoro, e propugna la destinazione di risorse all’abbassamento della pressione fiscale, il sostegno ai percorsi di riqualificazione e la rimessa in circolo della domanda. Nel caso delle tasse, poi, stessa dinamica. Il centrosinistra, Enrico Letta in testa, ripropone le vecchie ricette uliviste della tassazione del patrimonio ed evoca un aumento dell’imposta di successione (stroncata da Draghi). Dall’altro, il centrodestra, più Italia Viva, che al contrario prende alla lettera e sbandiera la promessa del Presidente del Consiglio Draghi sul fatto che le tasse non saranno aumentate. Il simbolo tangibile di questo dualismo lo si è ritrovato nella riforma del catasto. Qui, la “soluzione” escogitata dal premier, ossia di far scattare l’aggiornamento degli estimi nel 2026 non è una sintesi, ma un “timer” sulla tagliola fiscale che dà un segnale alla Commissione Europea, da sempre auspice, dei suoi country report, ad un aumento delle tasse sul mattone. Da ultimo, l’immigrazione.

 

 

Anche in questo caso, l’aggancio Lega-Forza Italia critico verso la gestione dei flussi (per quanto con toni diversi nei confronti del ministro dell’Interno Lamorgese, di cui solo il partito guidato da Salvini chiede le dimissioni) vede come contraltare il blocco progressista, cui in questo caso è agganciabile Renzi, che da Presidente del Consiglio aveva gestito i flussi nell’applicazione pratica delle “porte aperte”. Questa è una vocazione naturale della politica che difficilmente l’assetto emergenziale del governo Draghi riesce a contenere. E fornisce un’indicazione sostanziale per la nuova legge elettorale, in senso maggioritario. Qualora si riproponesse il proporzionale, infatti, sarebbe senz’altro legittimo ma costringerebbe alcuni partiti a innaturali torsioni in nome della stabilità di governo, aprendo alla politica del vivacchiare senza poter affermare una chiara visione di paese. Su questo punto, il Paese ha già dato. E molto.