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Dal rave party ai migranti al caos di Roma: tutti i flop di Luciana Lamorgese

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Christian Campigli
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“Ma come parla? Le parole sono importanti”. Uno dei passaggi più famosi di Palombella Rossa, capolavoro del cinema italiano, reso immortale da un Nanni Moretti nei suoi cenci, calzano a meraviglia al momento che sta vivendo il ministro degli Interni, Luciana Lamorgese. Soprattutto dopo il suo discorso durante il question time alla Camera dei Deputati, relativo alla manifestazione no vax e al vergognoso assalto alla sede della Cgil da parte di esponenti di Forza Nuova. “Arrestare Castellino in piazza sarebbe stato un rischio per l’ordine pubblico”. Questa la risposta all'interrogazione sulla gestione dell'ordine pubblico del 9 ottobre scorso. L'aspetto che ha lasciato sgomenti anche gli osservatori più moderati è che l'esponente del movimento neo fascista, oltre novanta minuti prima, aveva annunciato ai quattro venti, sul palco romano, la sua intenzione di “assaltare la sede del sindacato”. Una spiegazione, quella fornita dal Viminale, che non solo non è piaciuta a Giorgia Meloni e a Matteo Salvini, ma nemmeno a Mario Draghi. Che fino ad oggi ha sempre difeso l'ex prefetto di Milano dagli attacchi del centro destra. Ma che in vista di un autunno caldissimo, denso di scioperi, manifestazioni e un numero verosimilmente elevato di sgomberi, starebbe valutando soluzioni estreme.

 

 

Anche quella di chiedere un passo indietro alla nativa di Potenza. Va detto che non si tratta della prima difficoltà incontrata dalla Lamorgese in questi mesi. Almeno in tre casi, non tutto si è svolto al meglio. Ad iniziare dagli sbarchi di migranti, che, al di là delle visioni politiche contrapposte, sono un numero enormemente più elevato rispetto all'anno scorso e a ventiquattro mesi fa. Dal 1 gennaio ad oggi sono arrivati in Italia 49.235 extracomunitari; lo scorso 15 ottobre erano stati 25.920 e, nel 2019, 8464. Non ha convinto nemmeno la gestione del rave illegale tenutosi nello scorso agosto nei pressi del lago di Mezzano, in provincia di Viterbo. Quindicimila persone si erano incontrate, avevano organizzato una gigantesca festa e avevano ballato fino a tarda notte per sei giorni di fila, nel più totale spregio delle norme anti Covid. Proprio mentre il Governo dei Migliori ufficializzava l'introduzione del green pass (nei ristoranti, nelle palestre, nei bar, nei treni ad alta percorrenza e per poter viaggiare all'estero). Infine, un nuovo scivolone dialettico, quando commentò i fatti di Rimini.

 

 

Un giovane somalo aveva accoltellato su un autobus, il giorno prima, cinque persone, un bambino e quattro donne. E il titolare del Viminale si espresse minimizzando l'accaduto. “È stato un episodio che poteva capitare in qualunque parte d'Italia o d'Europa. Era una persona evidentemente disturbata, su questo si stanno facendo tutti gli accertamenti del caso dal punto di vista psichiatrico”. Risposte vaghe, parole inadatte e un atteggiamento di sufficienza che ha ormai stancato. Non solo chi l'ha attaccata fin dall'inizio, Matteo Salvini e Giorgia Meloni in primis, ma anche Mario Draghi, che l'ha sempre strenuamente difesa e oggi si vede costretto a cambiare la propria strategia. Per l'interesse del paese e per la durata del governo che presiede.