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Covid, Speranza: "Pugno durissimo con i violenti, obbligo di vaccino ipotesi ancora valida"

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"Io sono per un’impostazione che divida il campo: da un lato i violenti con cui bisogna avere un pugno durissimo; dall’altro, parlare con il resto delle persone che hanno ancora dei dubbi e lavorare per convincerle". Così ieri a Che tempo che fa, su Rai 3, il ministro della Salute Roberto Speranza intervistato da Fabio Fazio. Un colloquio a tutto tondo con il presentatore televisivo, che ha toccato molti temi di attualità, specialmente quelli inerenti l'oggetto specifico del suo dicastero. Come l'obbligo di vaccino: "L’Italia è stato il primo Stato europeo a rendere il vaccino obbligatorio per alcune categorie di lavoratori: per il personale sanitario e tutti gli operatori delle RSA anche non sanitari. La strategia del governo è stata però quella di provare a contenere il virus attraverso un utilizzo molto largo del green pass. I numeri in questo momento ci segnalano che la scelta ha prodotto risultati molto incoraggianti. Se guardiamo i numeri dell’epidemia in Italia negli ultimi due mesi, sono tra i più bassi in Europa.  E la campagna di vaccinazione sta andando molto bene: oltre l’80% di persone sono completamente vaccinate e oltre l’85% ha fatto almeno la prima dose. Il modello scelto sta funzionando. L’obbligatorietà del vaccino è ancora una possibilità, ma in questo momento abbiamo scelto un’altra strategia".

 

"Oggi il Green pass - continua Speranza - è stato scaricato circa 90 milioni di volte, è entrato nella vita delle persone. Le persone hanno capito che avere il green pass significa rendere quel luogo più sicuro. Il Paese sta cogliendo il senso dello sforzo che si è fatto. Il 15 è una data importante, noi valuteremo come sempre facciamo la tenuta dell’impianto, ma la sensazione che ho è che la stragrande maggioranza delle persone ha capito che è uno strumento di libertà".

 

 

"Dura 72 ore in caso di tampone molecolare, oppure 48 ore in caso di tampone antigenico - aggiunge Speranza -Valuteremo nelle prossime settimane se dovremo modificare questo impianto". E sulle riaperture, più ampie di quelle suggerite dal Cts, precisa: "Avere l’85% delle persone con la prima dose ci permette di fare qualche passo in più. Stiamo andando nella direzione giusta, dobbiamo però essere consapevoli che non ne siamo del tutto fuori, dobbiamo continuare a studiare le varianti e tenere i piedi per terra, ci vuole cautela".