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Il bunker segreto di Cosimo Damiano Gallace, boss 'ndranghetista arrestato dai carabinieri

Christian Campigli
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Si nascondeva in modo discreto, senza dare nell’occhio. Presente nel suo territorio, per far sentire agli altri membri del clan che il boss non era scappato. Dava ordini, decideva chi doveva essere punito, in quale piazza doveva essere aumentato lo spaccio di droga, in quale settore reinvestire i proventi delle attività illecite. Alle prime ore del mattino i carabinieri del nucleo investigativo di Catanzaro hanno arrestato il latitante Cosimo Damiano Gallace, classe 1961, ricercato da un anno, perché condannato a scontare una pena di quattordici anni di carcere per associazione di tipo mafioso. Gallace,  uno degli uomini più potenti della ‘ndrangheta, si nascondeva a Isca sullo Ionio, in un appartamento, dotato di un vero e proprio bunker segreto. Le operazioni sono state guidate da Roberto Di Costanzo, tenente colonnello a guida del reparto operativo del comando provinciale e da Andrea Romanelli, maggiore alla guida del nucleo investigativo.

 

 

Un’operazione lunga e complessa, che durante la mattinata,  pareva non dovesse portare alla cattura del boss. In un primo momento il latitante non è stato rintracciato nella sua casa, sebbene i militari avessero fermato la sua compagna trentaquattrenne e la figlia di soli quattro anni, mentre dormivano nella camera da letto. Ma gli uomini in divisa non si sono fermati di fronte alla prima difficoltà. Anzi, la presenza della sua famiglia li ha spinti ad andare avanti, a perquisire con maggiore attenzione rispetto alla norma. Alla fine, i carabinieri hanno scovato e catturato Gallace, nascosto all’interno di un vero e proprio bunker, provvisto di un accesso celato da una falsa parete, posta sotto una specchiera proprio in camera da letto. La porta del nascondiglio, collegata ad un congegno meccanico, poteva essere aperta esclusivamente ruotando uno dei tre pomelli, quello centrale, di un adiacente attaccapanni a muro.

 

 

Un marchingegno degno del migliore film d’azione. Nel corso della perquisizione, sono stati rinvenuti e sequestrati un trolley contenente circa trentacinquemila euro in contanti, un tablet, nove telefoni cellulari, numerose sim non ancora attive e l’hard disk dell’impianto di videosorveglianza con monitor affianco alla televisione in sala da pranzo per controllare 24 ore su 24 l’area esterna all’abitazione, tra l’altro dotata di un potente allarme. Gallace, boss dell’omonima ‘ndrina di Guardavalle, riusciva a gestire dalla Calabria un traffico di cocaina assai diffuso sia in Toscana che nel Lazio. Un fantasma che finalmente esce dall’ombra. Un boss tra i più pericolosi, arrestato grazie al minuzioso lavoro dei carabinieri. Un piccolo, ma significativo passo in avanti nella lunga e difficile guerra contro la ‘ndrangheta.