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Napoli, l'omicidio dell'incensurato Carmine D'Onofrio e le paure per una nuova guerra di camorra

Christian Campigli
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La speranza è che si tratti solo, si fa per dire, di un drammatico episodio di cieca violenza. Ma isolato. Il timore è che, al contrario, possa essere il casus belli, la goccia che fa traboccare il vaso e dà il via ad una guerra di camorra. Sanguinosa, senza quartiere, in grado di trasformare le splendide strade di Napoli in un teatro di sparatorie e inseguimenti. Come in un episodio di Gomorra. Uno scenario che deve essere chiarito prima ed, eventualmente, scongiurato poi. È il figlio illegittimo di Giuseppe De Luca Bossa, a sua volta fratello di Antonio De Luca Bossa, elemento di vertice dell'omonimo clan di camorra del quartiere Ponticelli di Napoli, Carmine D'Onofrio, il ventitreenne incensurato, morto dopo essere stato ferito gravemente con colpi di pistola la scorsa notte a Napoli. L'ergastolano Antonio De Luca Bossa, detto "Tonino 'o sicco" è ritenuto dagli inquirenti uno dei criminali più pericolosi dell’organizzazione malavitosa partenopea. Il clan, da poco più di un anno, ha guadagnato posizioni nello scacchiere malavitoso di Napoli est.

 

 

D'Onofrio, un giovane pieno di vita, dagli occhi grandi ed espressivi, è stato colpito in strada, intorno alle due di notte, mentre era insieme alla sua compagna. Il decesso è sopraggiunto nel pronto soccorso dell'ospedale Villa Betania, a causa delle gravi ferite riportate. Sette i bossoli calibro quarantacinque repertati sul luogo della tragedia dai carabinieri. Sull'accaduto indagano i militari della compagnia di Poggioreale e del nucleo investigativo di Napoli, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia. Secondo le prime ipotesi investigative, si tratterebbe di una vendetta trasversale. Un modo per colpire, in modo subdolo e perverso, il padre. L’ipotesi dello scoppio di una vera e propria faida tra clan rivali è messo nero su bianco da Libera, l’associazione che da anni lotta contro ogni tipo di mafia sui territori italiani. “La guerra tra clan di camorra è emergenza nazionale, ma a Roma nessuno se ne accorge. A lottare restano solo le reti di quartiere” – si legge sulla loro pagina Facebook. Uno scenario da incubo, perché oltre allo spaccio di droga alla luce del sole, le piazze di periferia presidiate da ragazzini in sella a potenti scooter T Max della Yamaha, con la pistola nel sottosella, le intimidazioni ai commercianti, c’è il concreto rischio che innocenti, comuni passanti, possano essere coinvolti in sparatorie ed inseguimenti.

 

 

Uccisi solo perché si trovavano nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Il nuovo sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, diventato primo cittadino con oltre il sessantadue per cento delle preferenze, avrà una rognosa gatta da pelare, non appena si insedierà a Palazzo San Giacomo. Trasformare l’immagine del capoluogo partenopeo, incentrandola sulla sua storia, sugli splendidi monumenti, sulle straordinarie tradizioni che, in pochi, anche nel nostro paese, conoscono. E togliergli l’odiosa etichetta della Chicago nostrana. Un’operazione difficile e complessa, che passa, inevitabilmente, dalla guerra alla camorra, ai suoi boss e alle faide tra clan rivali.