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'Ndrangheta, pistole e bombe a mano per compiere omicidio: 5 arresti

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Avrebbero progettato un omicidio con l’utilizzo anche di bombe a mano, nell’ambito di una faida di ’ ndrangheta. Con queste accuse in queste ore vengono tratte in arresto 5 persone. Dalle prime ore di questa mattina, nelle province di Brescia, Reggio Calabria e Vibo Valentia, 200 militari dei Comandi provinciali dei carabinieri e della guardia di finanza di Brescia, con uomini del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri e del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata della guardia di finanza, e con il supporto dei rispettivi Comandi competenti per territorio, stanno eseguendo un provvedimento di fermo di indiziato di delitto nei confronti delle 5 persone, ritenute responsabili, in concorso tra loro, di avere detenuto e portato in luogo pubblico armi comuni e da guerra (pistole e bombe a mano) per compiere un omicidio, maturato in un contesto di criminalità organizzata, con l’aggravante di avere agevolato l’attività di una famiglia ’ndranghetistica. Nell’ambito della stessa indagine, sono in corso 27 perquisizioni su tutto il territorio nazionale.

 

 

 L’operazione è stata coordinata dalla Direzione nazionale Antimafia e Antiterrorismo (Dna) con altre operazioni svolte in altre regioni d’Italia. L’inchiesta è stata avviata nel maggio del 2020, a seguito del rinvenimento e sequestro di 42 tonnellate di tabacco, di provenienza estera, del valore di circa 8 milioni di euro, e di macchinari per la lavorazione del tabacco e il confezionamento di pacchetti di sigarette, operato dal Gruppo guardia di finanza di Brescia e dalla Compagnia carabinieri di Verolanuova. I successivi sviluppi investigativi, curati dal Gico della guardia di finanza di Brescia e dal Nucleo investigativo carabinieri Brescia, sotto il coordinamento della Procura, hanno condotto tra le altre cose a un arresto per usura il 30 luglio 2020.

 

 

L’esito delle indagini, risultate particolarmente complesse anche perché, spiegano gli investigatori, "rivolte ad ambienti di criminalità organizzata impermeabili alle investigazioni", ha consentito di raccogliere univoci e concordanti indizi di colpevolezza nei confronti dei destinatari del fermo in relazione al reato di "detenzione e porto in luogo pubblico di armi comuni e da guerra, finalizzato alla realizzazione di un progetto omicidiario rispetto al quale i predetti sono stati individuati, a vario titolo, quali mandanti ed esecutori materiali"; è stato anche accertato il contesto associativo nel quale è maturato il progetto omicidiario, programmato da una famiglia ’ndranghetistica con base nella provincia di Reggio Calabria, contro un pregiudicato, di origine calabrese, residente nel Nord Italia, in passato legato a quella stessa compagine criminale. Gli investigatori evidenziano anche "l’elevata caratura criminale di alcuni dei soggetti coinvolti, pienamente e da tempo inseriti nel contesto economico di Brescia, i quali, mantenendo uno stretto legame con il contesto associativo di origine, partendo da questa provincia, hanno pianificato un attentato derivante da antiche faide". I destinatari dei provvedimenti di fermo eseguiti oggi sono stati portati in carcere.