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Migranti, impennata di arrivi irregolari in Italia tra immobilismo Ue e business del traffico di esseri umani

Pietro De Leo
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La cronaca delle ultime ore ha messo in evidenza un'impennata di arrivi di irregolari sulle nostre coste. In nottata, un peschereccio ha fatto approdare a Lampedusa 686 persone, a quanto pare provenienti dalla Libia, molte delle quali donne e bambini. Nelle stesse ore, un barchino veniva soccorso a largo di Sant'Antioco, costa sud occidentale della Sardegna. Lunedì 27 settembre, invece, altri 119 migranti sono arrivati a Lampedusa.

 

 

Nonostante l'immigrazione, nelle preoccupazioni collettive, sia un fenomeno oramai in sottordine rispetto al Covid (come ha testimoniato un approfondimento su Repubblica), tuttavia il tema di flussi irregolari e non governati esiste ed è vivo, così come sottolineato dai tre principali partiti del centrodestra, che si sono ritrovati uniti sul dossier. Che vede un continuo immobilismo da parte della Commissione Europea. Il piano condiviso con cui affrontare il fenomeno non ha visto la luce se non in timidi, e poco efficaci, passi preliminari che tuttavia prevedono sempre dei meccanismi di ripartizione delle quote di accoglienza. Quanto sia difficile se non velleitario battere su questo tasto lo dimostrano 7 anni di strategie di ricollocamenti praticamente mai andati in a buon fine. Così come un recente studio della Corte dei Conti Ue ha messo in luce quanto i meccanismi di cooperazione con i Paesi terzi per i rimpatri siano poco efficaci e ciò è dovuto anche alla farraginosità delle procedure.

 

 

Soltanto il 19%, nemmeno uno su cinque, degli irregolari che riceve il provvedimento di espulsione poi lo rispetta. C'è un altro aspetto, però, che va considerato e di cui si parla poco, ossia l'enorme business del traffico di esseri umani, una forma di criminalità organizzata che attraversa continenti e contempla, purtroppo, una solida cornice di corruzione. Un business che collega villaggi africani, dove le generazioni più giovani sono ammaliate sulla chimera dell'Europa-Eldorado, alle nostre città. Un'azione intensa di polizia internazionale si pone oggi come il primo, e non l'ultimo percorso da seguire per contrastare dei flussi che, anche considerando la crisi afgana, potrebbero stringere l'Europa in una morsa come nel 2015.