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Truffa da oltre tre milioni al sistema sanitario nazionale, 25 indagati: c'è anche ex dirigente Asp

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Indennizzi gonfiati alle cliniche private, per un sequestro da circa tre milioni di euro. Scandalo rimborsi in Sicilia, con una truffa ai danni del sistema sanitario nazionale scoperta dalla Guardia di finanza di Messina. Secondo le prime indiscrezioni, è stata disposta un’ordinanza nei confronti di tre persone oltre il sequestro di una cifra intorno ai 3 milioni di euro ai danni di 7 strutture sanitarie private. In totale sarebbero 25 gli indagati, a vario titolo, tra funzionari pubblici dell’Azienda sanitaria provinciale di Messina e dirigenti e dipendenti delle strutture private convenzionate. Le accuse sono di truffa aggravata, corruzione, falsi e accessi abusivi a sistema informatici.

 

 

La complessa attività d'indagine ruota intorno all'acronimo Drg (Diagnosis Related Group) ovvero il sistema che consente di classificare ogni singolo caso clinico in una determinata casella variabile in relazione alla diagnosi, agli interventi subiti, alle cure prescritte al paziente ricoverato in una struttura accreditata. Le indagini hanno portato alla luce un "articolato e collaudato meccanismo fraudolento, finalizzato a far lievitare artificiosamente l'entità dei rimborsi corrisposti dal sistema sanitario", indicando nella Scheda di Dimissione ospedaliera un Drg diverso rispetto alle reali attività svolte e realizzando così una truffa ai danni del Servizio Sanitario pubblico per oltre 3 milioni di euro

 

 

Una ex dirigente dell'Asp (Azienda Sanitaria Provinciale) di Messina (oggi in pensione e quindi non destinataria di misura cautelare), sarebbe al centro dell'inchiesta. La donna, M.F. 65 anni, già a capo del Nucleo operativo di controllo dell'Asp di Messina, è indagata per truffa aggravata ai danno dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico, falso e corruzione. Il gip la descrive come un soggetto che, "forte di una consolidata esperienza amministrativa e burocratica", si è dimostrata "dotata di una pervasiva capacità di orientare l'impatto della macchina amministrativa", con "atteggiamento spregiudicato, piegandola a interessi di parte in funzione di un tornaconto personale". Le intercettazioni hanno evidenziato come la dirigente vantasse un "rapporto privilegiato e di cointeressenza" con i vertici delle case di cura coinvolte nell'inchiesta e, in particolare, con E.M. di 82 anni, della C.G. Spa e la G. Spa, società che avrebbero ricevuto dal Sistema sanitario rimborsi per 423.934 euro. Gli altri due destinatari di misura cautelare sono un calabrese di 63 anni, direttore sanitario della Casa di cura gestita dalla Cot Spa che avrebbe ricevuto rimborsi per 364.415,77 euro e un messinese di 51 anni, socio della casa di cura V.S. destinataria di rimborsi per 655.063,55 euro. Per i tre è stato disposto il divieto per quattro mesi di esercitare attività imprenditoriali e di ricoprire incarichi apicali nell'ambito di imprese e persone giuridiche.