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Conte torna populista per difendere il reddito di cittadinanza, ma l'identità politica è altra cosa

Pietro De Leo
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I cambi di linguaggio definiscono i contorni delle leadership e, magari, rivelano le loro preoccupazioni. Un esempio di questo è Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle. Si presentò all’Italia (e al mondo, in realtà) nel 2018 come “avvocato del popolo”, Presidente del Consiglio espressione di due diverse sensibilità di una “spinta dal basso” molto simile. Quella identitaria della Lega e quella antisistema del Movimento 5 Stelle. Erano settimane molto complicate, nelle quali trovare la quadra per mettere in piedi il nuovo Esecutivo si rivelò un percorso sofferto, e Conte ostentatamente si spostava tra i Palazzi della politica a bordo di un taxi, per sottolineare vicinanza con il cittadino comune. Poi arrivò l’inebriante esperienza al timone di Palazzo Chigi, il suo stile inamidato, con un linguaggio più da leguleio borbonico che da effettivo tutore delle istanze popolari.

 

 

Il “populismo”, quindi, era una fase che sembrava archiviata. Così come l’attenzione ai termini utilizzati, lo stile sobrio è stato posto anche come fondamento della sua leadership pentastellata. Oggi, però. Una nuova svolta a “U”. Parlando a Napoli, in occasione della campagna elettorale, ha difeso il reddito di cittadinanza con toni da neo-Masaniello. “Non c’è dubbio che se i politici soloni che ne parlano fossero in mezzo alla gente anziché rimanere lì seduti nelle onorevolissime poltrone si renderebbero conto. Ma bisogna venire qui, parlare con le persone, con chi non riesce ad arrivare a fine mese. Una cintura di protezione come questa che abbiamo varato è assolutamente indispensabile”. E ancora, rivolto sempre alla folla, rivolto ai detrattori della misura pentastellata, ha intimato: “devono venire qui a dirvelo in faccia, alle mamme che non sanno come sfamare i figli e ai papà che non arrivano a fine mese, e dire che vogliono togliere il reddito di cittadinanza, non lo devono dire in tv ma qui davanti in piazza, in mezzo a noi. Qualche abusivo lo sappiamo che c’è e fa danni a tutti”.

 

 

La semplificazione in tutto questo non è solo nel “qualche abusivo”, quando in realtà l’ammontare delle indebite percezioni raggiunge i 50 milioni di euro, con centinaia di soggetti individuati volta per volta dai controlli incrociati Inps-Guardia di Finanza. Ma è lo schema verbale utilizzato. Una mozione morale feroce e netta, secondo cui chi critica il reddito vuol male ai poveri e alle mamme in difficoltà. E poi il ragionamento usato, il ricorso all’evocazione della “gente” e l’invito a calarsi nelle piazze è una rispolverata a quello schema “alto contro basso” (nel senso di livelli sociali e culturali) che è l’anima di un certo tipo di populismo. Che evidentemente Conte abbraccia ad intermittenza. Certamente le difficoltà, inaspettate, nella costruzione della sua leadership sono una causa di questo. Ma l’identità politica è un’altra cosa.