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Omicidio Laura Ziliani, il criminologo: "Un triangolo malvagio e perverso, non si pentiranno"

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Sta facendo molto discutere il caso dell'omicidio di Laura Ziliani, l'ex vigilessa di Temù trovata morta l'8 agosto scorso lungo le rive del fiume Oglio, mesi dopo la scomparsa. "Si tratta di un matricidio di tipo estremamente complesso da parte di un triangolo, lui soggetto dominante e le due sorelle. Da quello che dicono gli organi di stampa, anche per come sarebbero avvenute le cose, si tratterebbe di un omicidio premeditato, previsto, stabilito nei luoghi, tempi e metodica anche se bisogna aspettare l’esito delle scienze forensi e l’autopsia per avere il quadro generale". Lo afferma il criminologo Carmelo Lavorino, intervistato da Adnkronos, commentando il caso efferato per il quale sono state arrestate due figlie della donna e il fidanzato della maggiore. Secondo gli inquirenti, i tre avrebbero agito per ottenere il patrimonio nelle mani dell’ex vigilessa del paese dell’alta Valle Camonica. "La vittima rappresentava un problema per le figlie e probabilmente per il terzo soggetto. Un problema che impediva loro di esaudire i propri bisogni di tipo economico, ludico e di libertà - spiega il criminologo - Al loro livello si sentivano oppressi dalla figura materna: perché attecchisca un atto sanguinario ci deve essere una situazione psicologica che sarà poi analizzata".

 

 

Lavorino parla di "un distacco affettivo emotivo molto forte" da parte delle figlie, mentre il fidanzato della maggiore, "il maschio dominatore, ha unito loro formando un triangolo di morte". Hanno agito per un "movente di tipo complesso, l’eredità, ma anche il litigio continuo e la scarsissima empatia nei confronti della madre". Sugli errori commessi che avrebbero portato gli investigatori sulle loro tracce Lavorino commenta: "Si tratta di persone così inesperte che perdono il rapporto con la realtà: commettono un crimine pensando di essere superiori a tutti, ma non fanno caso alla fase successiva, auto-conservativa, che serve per farla franca".

 

 

L’esperto non ha dubbi: "Io non credo assolutamente nel pentimento dei figli che uccidono i genitori. Nel caso di un omicidio d’impeto, in seguito a un litigio e alla perdita di controllo, potrebbe avvenire, ma nel caso di un omicidio premeditato si ha tutto il tempo per valutare. Qui ci troviamo di fronte a una avversione patologica verso il proprio genitore innocente. Secondo me non si pentiranno: lui si dannerà per aver perso la libertà mentre pensava all’omicidio perfetto, loro invece fanno parte di questo triangolo malvagio perverso".