Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Corsa al Quirinale: ritorna l'eterno duello Berlusconi-Prodi, ma questa volta a colpi di galateo

Pietro De Leo
  • a
  • a
  • a

Meno male, almeno un po’ di amarcord, il respiro di un’ epoca nella quale assetti, idee e visioni del Paese erano ben definite, politica e comunicazione marciavano sullo stesso livello senza che la seconda trascinasse e sovrastasse la prima. I programmi si scrivevano e venivano discussi. Siamo di nuovo al Berlusconi contro Prodi. Dove il “contro”, oggi, assume un’accezione tutta diversa. Non si fa di clava ma di buone maniere, la competizione è ad essere più inclusivi, ecumenici, abbracciare nel modo più largo possibile le varie sensibilità politiche che ci sono nel nostro Paese. La posta in ballo è grossa grossa: il Quirinale. E, contrariamente alla tradizione storica che vede il centrodestra da sempre escluso alla corsa, stavolta  i giochi dalla quarta votazione in poi, potrebbero essere apertissimi. Anche per Berlusconi, per quanto la sfida sia ardua. E non è un caso che proprio ora sia giunta come una mannaia la richiesta della perizia psichiatrica da parte del Tribunale di Milano per il Processo Ruby Ter.

 

 

Un’iniziativa giudiziaria ma che assume ampio valore politico, in un campo di gioco nel quale Berlusconi si accredita come interlocutore europeo, e non solo. Scrive lettere a non finire al Corriere della Sera, sul futuro dell’Unione e il dossier Afghano. Parla al bureau del Partito Popolare Europeo riunito a Roma riscuotendo ampio credito da parte dei partecipanti, a partire dall’attuale leader Manfred Weber, e riconquistando pieno protagonismo in quella famiglia da cui nel 2013 pareva volesse uscire. Una vita fa, un’epoca fa visto che oggi è considerato interlocutore insostituibile. Scrive su Avvenire ribadendo l’aggancio ai valori non negoziabili. Insomma, si tira fuori dalla tenzone quotidiana nell’ortodossa osservanza di quello spirito di condivisione repubblicana alla base del governo Draghi. Romano Prodi è rientrato sulla scena con la pubblicazione di un libro autobiografico, dove si leva qualche macigno dalla scarpa (contro Fausto Bertinotti, per esempio), traccia più bilanci che prospettive.

 

 

Ma a volte, la cornice conta più del quadro, e allora ecco che nel contorno di interviste e partecipazioni mediatiche dà lezioni di riformismo a Legga, parla di sindacato, imprese, blandisce Draghi e riconosce il tratto moderato di Berlusconi. Per quanto bruci ancora la questione dei 101 franchi tiratori che nel 2013 ne abbatterono la corsa verso il Colle, il suo interventismo, nella tempistica, non può che collocarsi nelle more della nuova contesa. Su cui, stavolta, c’è questa suggestione: il ritorno dell’eterno duello, il cui ultimo capitolo fisico fu il ferocissimo faccia a faccia tv per le politiche 2006 moderato da Bruno Vespa. Solo che, oggi, è un’altra storia. La guerra si fa a colpi di galateo.