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Burocrazia, il male italiano: ora rischia di esserne vittima anche il referendum sulla cannabis

Christian Campigli
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E' la causa principale dei disservizi, dell'arretratezza e delle plateali difficoltà di innovare il nostro paese. Citata in ogni campagna elettorale, da destra a sinistra, da almeno trent'anni a questa parte. Progetti roboanti, promesse mai mantenute e dinamiche che, di decennio in decennio, restano sempre le stesse. La burocrazia è da quasi mezzo secolo il male italiano per eccellenza. Una macchina, quella pubblica, inefficiente, che invece di sveltire, trasforma anche il più ottimista dei cittadini nel tipico medioman italico: rassegnato, al limite del nichilismo. Di esempi possono essercene a migliaia: le cronache odierne raccontano di un referendum, quello sulla cannabis nello specifico, che potrebbe naufragare per un insignificante dettaglio burocratico.

 

 

Per l'appunto. Marco Cappato, uno dei promotori, non ci sta. “Rischia di essere sabotato“. E questo nonostante le oltre cinquecentomila adesioni raccolte in meno di dieci giorni. Il motivo alla base dei timori dell'esponente radicale, non fosse tragico, sarebbe drammatico. A differenza di altri referendum, per i quali la deadline è fissata per il 31 ottobre, la scadenza per quello sull'erba legale è stata fissata il 30 di settembre. Il problema nasce da numerose amministrazione comunali, che hanno l’obbligo di consegnare i certificati elettorali dei firmatari entro quarantotto ore dalla richiesta del comitato promotore e hanno già comunicato che difficilmente riusciranno a farlo entro la data stabilita per la consegna alla Corte di Cassazione. “La velocità della firma online cozza con la burocrazia italiana – hanno detto Marco Perduca, Antonella Soldo, Riccardo Magi, Leonardo Fiorentini e Franco Corleone – giovedì notte sono scadute le quarantotto ore a disposizione delle amministrazioni comunali per restituire i certificati elettorali richiesti via pec (la casella di posta elettronica certificata). Ad oggi, a fronte di 545.394 certificati digitali richiesti con 37.300 email certificate inviate ai comuni (ogni pec contiene dai due ai venti nominativi) sono rientrate 28.600 email per un totale di circa 125mila certificati”. Numeri che fanno riflettere e che rischiano di mandare in fumo, è proprio il caso di dirlo, la volontà popolare. In queste ultime ore si sono moltiplicati gli appelli al Governo dei Migliori, perché intervenga immediatamente.

 

 

L'esecutivo agisca subito, o sarà responsabile”, tuona Marco Cappato. Decine gli esponenti del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle che hanno chiesto a Draghi e al ministro Cartabia di attivarsi. A sorpresa anche Elio Vito, di Forza Italia, in un intervento alla Camera dei Deputati, si è esposto in prima persona. “Non possono esistere referendum di serie A, per esempio quelli indetti dai grandi partiti o dalle Regioni, e referendum di serie B. Si sposti anche per il referendum sulla cannabis il termine al 30 ottobre. Se non è questa una situazione di emergenza istituzionale e di emergenza democratica, tale da richiedere l’intervento del governo con gli strumenti che la Costituzione gli concede in caso di necessità e urgenza, mi domando davvero dove altro si possa arrivare”. Una situazione paradossale, grottesca, kafkiana, che può essere però il pertugio giusto per affrontare e riformare il più atavico male italico: la burocrazia.