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Vaticano, è partita la conta dei 'corvi' che volevano il Papa morto. Parolin smorza: "Sono pochi"

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Se in Vaticano si torna a parlare di ’corvi' il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, cerca di gettare acqua sul fuoco: "Il Papa forse ha informazioni che non ho, non avevo avvertito che ci fosse questo clima - spiega -. Penso, senza avere elementi in mano, che si tratti di una cosa di pochi, di qualcuno che si è messo in testa queste cose". Si riferisce a chi, all’indomani dell’operazione al colon del Pontefice, avvenuta a luglio, preparava già un nuovo conclave perché, racconta Bergoglio, "mi volevano morto". Alcuni chierici fanno "commenti cattivi", confessa. La Chiesa ha tante anime, una è salita agli onori delle cronache molte volte da quando Bergoglio è Francesco ed è l’ala ultra-conservatrice, del tutto incompatibile con la politica del Papa argentino. Un’opposizione dura, la stessa che dopo l’operazione di luglio ha diffuso la bufala di una malattia molto più grave e del pensiero delle dimissioni del successore di Pietro. "Non so dove l’abbiano sentito, non mi è mai passato per la testa", mette in chiaro in un’intervista rilasciata all’emittente spagnola Cope.

 

 

È il Papa, in quella stessa occasione, a parlare dei conservatori, che hanno paura del cambiamento: "Non è un problema universale, ma piuttosto specifico delle Chiese di alcuni paesi. Abbiamo paura della vita. Abbiamo paura di essere liberi. Ecco perché oggi la gente torna al passato: per cercare sicurezza. Abbiamo paura di celebrare davanti al popolo di Dio che ci guarda in faccia e ci dice la verità", dice. E, in effetti, Bergoglio recentemente ha fatto infuriare - ancora - i tradizionalisti, promulgando il motu proprio Traditionis custodes, che limita la messa tridentina in latino, dove il celebrante è spalle al popolo. Il Papa lamenta maldicenze esplicite nei suoi confronti: "C’è una grande televisione cattolica che continuamente sparla di me senza porsi problemi. Io personalmente posso meritarmi attacchi e ingiurie perché sono un peccatore, ma la Chiesa non si merita questo: è opera del diavolo".

 

 

Si riferisce alla rete cattolica conservatrice statunitense Ewtn, che incassa milioni in finanziamenti da gruppi anti-bergogliani per le sue posizioni anticapitalistiche, ambientaliste e pro-migranti. Il cardinale Parolin, con il segretario per i Rapporti con gli Stati Paul Gallagher, partecipano al meeting del Ppe a Roma, dopo aver entrambi ammesso una ’intesa' su alcuni ’temi scottanti' con il leader sovranista della Lega, Matteo Salvini. Qui, però, Parolin non trova incoerenza, si può essere d’accordo con il segretario del Carroccio sui temi dei diritti civili (la Chiesa si è detta preoccupata sin dall’inizio per il Ddl Zan) e in disaccordo con lui su europeismo e migranti, ad esempio. Spiega: "È importante fare una scelta globale. Del Cristianesimo fa parte la difesa della vita in tutte le sue fasi, ma anche l’amore per il prossimo, che si manifesta come attenzione al fenomeno delle migrazioni, secondo i quattro verbi indicati da Papa Francesco: accogliere, proteggere, promuovere, integrare. A livello di principio la cosa è chiarissima, il Cristianesimo è tutto questo, non si può andare al supermercato e dire ’prendo questo o quest’altro'. Anche quando abbiamo posizioni diverse, l’importante è parlarci". Eppure ammette: "Un rischio di manipolazione a scopi politici della religione c’è sempre".